Ancora troppo poche le banche sul cloud

La trasformazione digitale delle grandi banche italiane passerà attraverso una profonda revisione dei servizi IT e delle operations, che molto spesso non riescono più ad essere al passo con i tempi. La tecnologia cloud può essere una risposta alle nuove esigenze, soprattutto nella sua modalità ibrida, come dimostra una recente richiesta di Nutanix (società californiana specializzata in cloud computing) nell’ambito dei servizi finanziari internazionali. Nutanix ha intervistato 2.300 responsabili IT in America, Europa, Medio Oriente, Africa e Asia-Pacifico per sondare gli orientamenti strategici in ambito cloud e le problematiche relative.

Dai risultati dell’indagine emerge che gran parte delle banche sta ancora affrontando con fatica il processo di modernizzazione di architetture e processi IT ormai obsoleti, con una conseguente inefficacia operativa e una potenziale vulnerabilità a subire violazioni dei dati. Per colmare questo ritardo negli ultimi anni alcune realtà si sono avvicinate al mondo del cloud, anche se i livelli di utilizzo restano inferiori a qualsiasi altro settore industriale, con una penetrazione del 29% rispetto alla media del 33%.

Malgrado questo ritardo, il 91% delle società di servizi finanziari oggi dichiara che, almeno sulla carta, il cloud ibrido è il modello IT ideale. Per la precisione il cloud ibrido è un ambiente che utilizza cloud pubblico, cloud privato e soluzioni di terze parti, mettendo a fattor comune il meglio delle varie piattaforme. Questa fiducia e il fatto che il settore abbia un livello di adozione del cloud ibrido superiore rispetto agli altri settori, è probabilmente dovuta alla riconosciuta necessità di un processo di trasformazione digitale. Allo stesso tempo, i dati mostrano una minore adozione di cloud privati rispetto alla media globale. Ciò può essere spiegato dal fatto che alcune realtà nel settore dei servizi finanziari si sono rivelate avverse al cambiamento, oltre a indicare la complessità effettiva riscontrata nella modernizzazione delle infrastrutture legacy esistenti.

Una delle ragioni principali per implementare il cloud ibrido è legata all’esigenza delle aziende di avere sotto controllo la propria spesa IT. In generale, le banche che utilizzano il cloud pubblico gli dedicano il 26% del proprio budget IT annuale, percentuale che arriverà al 35% nel giro di due anni. Oltre un terzo delle aziende (36%) che utilizza il cloud pubblico ha dichiarato di sforare il budget assegnato. Anche nel settore finanziario, il 33% degli intervistati ha ammesso di aver superato il budget a disposizione, il che dimostra una gestione leggermente migliore delle spese relative al cloud pubblico.

Anche se l’88% degli intervistati si aspetta un impatto positivo sul proprio business dall’utilizzo del cloud ibrido, le competenze in materia rimangono alquanto scarse con un livello di inadeguatezza al secondo posto solo dopo Intelligenza Artificiale e Machine Learning (AI/ML). Le banche dovranno quindi fare un profondo lavoro di formazione e riqualificazione tra le proprie risorse IT per metterle al passo con le nuove tecnologie e con la profonda trasformazione che attente il settore delle operations.

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