Care banche, attente alle BigTech. Non hanno mai investito così tanto

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Che stanno combinando le BigTech, cioè il colossi delle nuove tecnologie come Alphabet, Amazon, Microsoft e Facebook? La risposta è semplice: mentre in Italia banche e altri intermediari finanziari hanno iniziato a esplorare le potenzialità del digitale, le BigTech stanno investendo miliardi di dollari in una competizione serrata e senza esclusione di colpi sui business del futuro.

Nel primo trimestre di quest’anno ad esempio hanno messo in campo la cifra astronomica di 16,2 miliardi di dollari per nuovi progetti che vanno dalle reti commerciali ai data center, dal cloud computing al fintech. La tabella in pagina dà una misura dello sforzo in atto, un sforzo che è stato del 68% più intenso di quello profuso dalle altre industrie nello stesso periodo.

Alphabet da sola ha sborsato 7,3 miliardi di dollari nel trimestre, inclusi 2,4 miliardi di un maxi investimento immobiliare a New York. Anche escludendo questa operazione, gli investimento del gruppo sono pari al capex della Exxon Mobil nello stesso periodo. In un certo senso il boom di investimenti delle big tech va contro ogni logica economica. Le economie di scala infatti dovrebbero rendere meno costosa l’attività produttiva e non il contrario. Ma questo non vale necessariamente per i giganti delle nuove tecnologie.

A mantenerli costantemente in azione infatti è l’insaziabile voracità di quote di mercato nei propri business e l’ambizione di espandersi in nuovi settori. In sostanza, anche se sono diventati molto efficienti nel gestire la logistica o i servizi internet, hanno bisogno di investire senza sosta per tenere il passo con la domanda dei clienti e con gli altri rivali.
Tra le aree di espansione c’è naturalmente la finanza digitale dove la competizione potrebbe farsi sempre più serrata e la potenza di fuoco sempre più intensa. Un avvertimento agli incumbent che si illudano ancora di essere al sicuro.

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