Banche 2025, sei anni per cambiare pelle

Per molto tempo le banche commerciali hanno considerato le preferenze della clientela come il principale fattore di cambiamento del proprio modello industriale e distributivo. Oggi per la prima volta il trend a maggiore impatto viene considerato un altro, cioè le nuove tecnologie.

Secondo una recente ricerca della piattaforma USA Temenos, quasi la metà delle banche retail internazionali ritiene le nuove tecnologie il principale fattore di cambiamento nell’arco dei prossimi sei anni. Artificial intelligence, machine learning, blockchain, Internet of Things sono solo alcuni dei fattori che influenzeranno questa trasformazione. Al contrario solo il 28% del campione è convinto che i cambiamenti nel comportamento della clientela giocheranno un ruolo decisivo, mentre il 31% degli istituti guarda con preoccupazione all’evoluzione del quadro regolamentare sia in relazione alla nuove tecnologie che ai tradizionali requisiti di capitale e liquidità.

Risulta interessante notare che l’ingresso dei nuovi player digitali sul mercato finanziario (fintech e bigtech) viene considerato una circostanza meno impattante nel medio periodo rispetto all’adozione dei nuovi strumenti digitali. Il che significa che la vera concorrenza non sarà tra soggetti bancari e non bancari, ma tra banche che avranno adottato con successo le nuove tecnologie e banche che saranno rimaste indietro.

A questo proposito le aree che oggi gli istituti giudicano più vulnerabili sono quelle in cui l’innovazione si è diffusa maggiormente: in primo luogo i pagamenti (29% del campione), i depositi (29%), i prestiti (23%), le rimesse internazionali (20%), la consulenza per gli investimenti (20%), la concessione di mutui (17%), il risparmio gestito (16%), i finanziamenti alle pmi (14%) e il recupero dei crediti (13%).

In questo scenario molti banchieri dovranno rivedere le proprie priorità strategiche alla luce del mutato contesto competitivo. Risulta interessante notare che al 2025 gli obiettivi più importanti vengono ritenuti il lancio di una strategia di open banking (30%), la riduzione dei costi di prodotti e servizi (29%), la migrazione dei clienti dai canali tradizionali a quelli digitali (28%) e lo sviluppo di valide strategie di marketing per le nuove tipologie di prodotti (26%).

Nel breve periodo invece (da qui al 2020) l’obiettivo principale è rivedere il portafoglio di prodotti retail per renderli più immediati e semplici da usare, sul modello di quanto stanno facendo fintech e challenger bank. Per costuire la banca del futuro ci sono molte ricette sul tavolo e, per il momento, è difficile stabilire quale sia la più efficace. I gruppi maggiori sembrano preferire i progetti fatti in casa, con il lancio di vere e proprie banche digitali sul modello di quanto fatto recentemente da Goldman Sachs con Marcus o da Jp Morgan con Finn.

Gli istituti di taglia inferiore sono invece aperti a partnership ed esternalizzazioni che spesso fanno perno sui nuovi player digitali. Ecco perché molte banche stanno acquisendo quote di minoranza in fintech e altre start up tecnologiche con cui costruire nel tempo sinergie industriali. Questa del resto è la direzione verso la quale spinge lo stesso scenario normativo: il prossimo 14 settembre infatti in Europa entrerà in vigore la direttiva PSD2 sui pagamenti che punta a rompere il monopolio bancario sui servizi di pagamento e a creare un ecosistema aperto agli operatori non bancari.

Rispondi