Digital bank senza bancari? Macché. Il caso Revolut

Chi l’ha detto che una banca digitale non deve avere personale o averne pochissimo? Revolut, la challenger bank inglese che oggi sta andando per la maggiore, ha appena annunciato la volontà di assumere 3.500 dipendenti entro il prossimo anno, raggiungendo così quota 5.000.

La crescita della forza lavoro rientra del resto nella più ampia strategia di espansione geografica e di diversificazione commerciale che l’istituto (nato nel 2015 a Londra da un’idea di due ragazzi russi, Nikolay Storonsky e Vlad Yatsenko) ha lanciato in questi ultimi mesi. Mentre entravano nel vivo le trattative sulla Brexit, Revolut ha infatti ottenuto la licenza bancaria per operare in Europa. L’autorizzazione, concessa dalla Bce attraverso la banca centrale della Lituania, consentirà all’istituto di raccogliere depositi inizialmente in Francia e Polonia e poi di allargare l’attività ad altri paesi europei, compresa potenzialmente anche l’Italia.

Sul lato dell’offerta poi la banca ha appena stretto un accordo con il gigante dei pagamenti Visa che le consentirà di entrare in nuovi paesi come Singapore, Giappone e Stati Uniti entro la fine di quest’anno per poi lanciarsi in America Latina e Asia il prossimo anno. Nel dettaglio il 75% delle carte Revolut fuori Europa avranno marchio Visa anziché quello di concorrenti come Mastercard. Una strategia di espansione che potrebbe consentire a Revolut di raddoppiare o triplicare i suoi clienti nel prossimo anno, secondo i vertici.

Già oggi del resto i rapporti con la clientela sono positivi: la caratteristica principale di Revolut è lo sviluppo di un account mobile che consente ai clienti di gestire il proprio denaro in qualunque momento e da qualunque luogo. La società conta oggi su più di cinque milioni di clienti in Europa, con 12mila nuovi account aperti ogni giorno.

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