Banche e tech, 200 mila tagli previsti negli Usa

Uno degli sport preferiti degli analisti finanziari è diventato fare pronostici sui tagli occupazionali nel sistema bancario. Anche se nessuno ha la sfera di cristallo, non c’è dubbio che l’argomento sia molto caldo in una fase in cui moltissimi istituti stanno rivendendo in maniera profonda il proprio modello commerciale e distributivo.

Un report dell’americana Wells Fargo si è ad esempio recentemente focalizzato sul mercato Usa, dove peraltro dal 2008 a oggi i gruppi finanziari hanno già fatto pesanti piani di ristrutturazione. Secondo la ricerca nei prossimi dieci anni oltre il 10% delle persone che lavorano un banca perderanno la propria occupazione: in termini assoluti si tratta di circa 200 mila dipendenti che sarebbero sostituiti in buona parte da macchine e processi automatizzati. Insomma, se le previsioni si rivelassero corrette, si tratterebbe del maggior trasferimento dal lavoro al capitale nella storia del settore.

Se è vero peraltro che l’introduzione delle tecnologie digitali in banca risale a oltre 25 anni fa, solo adesso i processi operativi stanno davvero cambiando volto, con impatti potenzialmente significativi sull’occupazione. Oggi in aggiunta il settore bancario è quello che negli Usa spende di più in tecnologia con un budget complessivo di circa 150 miliardi di dollari l’anno.

Non a caso negli ultimi mesi i ceo di alcune grandi banche internazionali hanno alzato il velo su previsioni molto fosche. Secondo il numero uno di Citigroup Mike Corbat, il settore più penalizzato sarà quello dei call center dove potrebbero esserci decine di migliaia di esuberi. Una previsione ancora più drastica è stata invece delineata dall’ex ceo di Deutsche Bank John Cryan, secondo il quale metà dei dipendenti del gruppo tedesco si sarebbero presto rivelati inutili. Scenari condivisi nel complesso anche da Wells Fargo che, nel suo report, punta l’indice soprattutto su attività di back office, filiali e call center come le aree in cui il personale potrebbe calare di più (dal 20 al 30% rispetto ai livelli attuali).

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