Banche-fintech, la sfida sui prestiti personali

Uno dei principali terreni di confronto tra banche e fintech sarà quello dei prestiti personali. In molti paesi ormai le start up digitali stanno ridisegnando lo scenario del credito al consumo. Basti pensare che negli Usa oltre un terzo del mercato è oggi già in mano a operatori digitali non bancari, secondo gli ultimi dati forniti da TransUnion. I nomi, molto noti oltre Oceano, sono quelli di Lending Club, LendingTree, Avant, Rocket Loans e Credit Karma, per citarne alcuni.

Negli ultimi sei anni le banche hanno perso il 12% della propria quota di mercato a favore delle fintech, mentre le finanziarie tradizionali sono calate dell’11%: al contrario i nuovi entranti hanno incrementato la propria quota del 33%, passando dal 5% del 2013 al 38% nel 2018. Oggi, ci spiegano le società di consulenza, il consumatore americano alla ricerca di un finanziamento si rivolge prima al mondo delle fintech che agli operatori tradizionali, un cambio di paradigma che potrebbe essere irreversibile.

Offre una magra (e provvisoria) consolazione il fatto che la torta si stia allargando. Negli ultimi sei anni, il settore dei prestiti personali negli Usa è cresciuto del 150%, chiudendo il 2018 a quota 138 miliardi: solo nel terzo trimestre dell’anno scorso l’incremento è stato del 22%. Oltre 19 milioni di americani oggi hanno un prestito personale, un record storico. Secondo alcuni osservatori il trend sarebbe dovuto proprio all’offerta dei nuovi attori digitali che hanno reso più immediato l’accesso ai finanziamenti. Le nuove tecnologie, a partire dall’intelligenza artificiale, consentono infatti di semplificare i processi di affidamento, accorciando i tempi di erogazione.

La risposta del sistema bancario è spesso imitativa: molti istituti stanno sostanzialmente riproducendo in casa i metodi e i canali utilizzati dalle fintech. Un esempio recente viene da Goldman Sachs con Marcus: la nuova divisione di consumer banking della banca Usa ha lanciato un conto corrente che sfida sia gli istituti tradizionali che quelli di nuova generazione. I punti di forza sono da un lato il tasso di interesse all’1,5% e dall’altro la facilità delle procedure di accesso, due elementi che in questi mesi stanno piazzando gran parte degli operatori americani e inglesi.

L’inglese Rbs invece ha sviluppato in appena 12 mesi un’offerta digitale completa per assistere i clienti nelle operazioni di finanza personale. Il progetto si chiama Bò ed è di fatto un istituto consumer interamente smaterializzato e simile per conformazione alle challenger bank come Monzo, Revolut e Starling.

La strada da fare comunque è molta, soprattutto perché su molti aspetti l’offerta delle banche è ancora deficitaria: «Per un settore il cui prodotto principale – deposito, impiego, trasferimento e gestione del denaro – è elettronico, i processi sono ancora troppo legati al lavoro manuale. Le banche cercheranno di affrancarsi dai vincoli delle infrastrutture tecnologiche esistenti, per intraprendere con più libertà i percorsi di crescita futuri» , ha spiegato Ted Moynihan, managing partner e global head della practice Financial services di Oliver Wyman a Davos.

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