Banche, le nuove sfide tra AI e blockchain

Negli ultimi dieci anni l’industria bancaria è cambiata in maniera drammatica. La competizione aggressiva e la pressione regolamentare sono state una sfida costante. Ora la concorrenza di fintech e aziende non finanziarie, l’esplosione delle nuove tecnologie e le crescenti attese sul lato della clientela hanno innescato trasformazioni senza precedenti nell’industria. Tutti fattori che oggi spingono le banche a sviluppare nuove strategie.

La novità di questi ultimi tempi è l’ingresso delle BigTech (come Google, Amazon, Facebook, Alibaba e altri) nel settore del retail banking, una mossa che sta sconvolgendo aree profittevoli della catena del valore per gli istituti. In questo impegnativo contesto le banche stanno abbracciando l’open banking e la collaborazione con le cosiddette terze parti per offrire servizi di nuova generazione alla clientela.

La trasformazione digitale consente agli istituti di fornire nuovi e migliori prodotti e servizi, controllando e riducendo i costi. Gli intermediari stanno infatti adottando le cosiddette Distributed Ledger Technology (DLT) e assistenti vocali basati su intelligenza artificiale. Al contempo, data analytics, machine learning e altri strumenti di nuova generazione stanno migliorando l’efficienza dei processi. La società di consulenza Capgemini ha riassunto questa fase di trasformazione in sette trend destinati a ridisegnare il retail banking a livello internazionale

La lenta ma decisa affermazione delle BigTech. Anche se le strategie di questi soggetti possono essere diverse, l’elemento comune è l’attenzione per l’area dei pagamenti. In molti paesi i pagamenti sono del resto sottoposti a una regolamentazione meno stringente e questo permette ad Amazon&C di cogliere importanti opportunità presso la clientela. Ma la minaccia per le banche non si ferma qui. Amazon è già entrata nei prestiti alle piccole e medie imprese, nel digital banking, nella vendita di prodotti assicurativi e in altri servizi finanziari come dimostra l’attivismo della cinese Ant Financial. Questi trend costringeranno gli intermediari tradizionali a rivedere le proprie strategie commerciali, ripensando un’offerta rigida e standardizzata.

Lo sviluppo dell’open banking. Per molto tempo le banche hanno avuto il monopolio dei servizi finanziari alla clientela, coltivando pacificamente il proprio orticello. La situazione è cambiata quando le fintech hanno invaso il territorio di caccia degli istituti con prodotti e servizi alternativi e spesso assai competitivi. Una trasformazione incoraggiata dagli stessi regolatori in giro per il mondo. L’open banking potrebbe però rivelarsi anche un’opportunità per il sistema che avrebbe così nuovi canali e alleanze per allargare la propria offerta commerciale, trasformando la banca in una piattaforma.

L’adozione del cloud. La digitalizzazione sostenuta del sistema ha creato un’enorme mole di dati che cresce minuto per minuto, richiedendo strumenti via via diversi per l’archiviazione. L’organizzazione a silos adottata finora dagli istituti non è più efficace per gestire questo nuovo contesto. Al contrario le tecnologie cloud garantiscono maggiore capacità di calcolo, effettivo utilizzo dei dati e di conseguenza un miglior livello di customer experience.

Il cambiamento del modello di business. Andando avanti le banche devono attendersi che la propria composizione dei ricavi cambi , via via che vengono creati nuovi servizi e prodotti. Alcune banche resteranno dei fornitori generalizzati, mentre altre si specializzeranno in singole nicchie oppure offriranno servizi di alta gamma a una clientela selezionata. Al centro di tutto ci sarà comunque una cultura digitale, capillarmente diffusa tra tutti i dipendenti.

Le nuove professioni. L’industria bancaria si evolve a un passo forsennato e l’esplosione delle nuove tecnologie sta alimentando la disruption. In questo contesto le banche combineranno le esperienze digitali con la presenza costante del fattore umano per creare un modello di servizio personalizzato e aumentare l’efficienza del servizio. In questo contesto le banche dovranno reinventarsi per migliorare il proprio ecosistema digitale in costante evoluzione.

La diffusione della blockchain. La tecnologia nata inizialmente a servizio delle criptovalute, sta trovando applicazioni sempre più ampie nel mondo dei servizi finanziari e molti istituti hanno già lanciato processi connessi al suo utilizzo. In Italia la sperimentazione muove i primi passi, ma alcune realtà sono determinate a ottenere risultati importanti in tempi brevi. Tra queste Intesa Sanpaolo, che dopo aver sperimentato lo scorso ottobre la prima applicazione blockchain firewall insieme ad altri tredici istituti bancari di tutto il mondo, sembrerebbe pronta a testare nuovi metodi per rendere più efficienti, e trasparenti, le operazioni interbancarie.

L’affermazione del voice banking. A livello globale nel 2019 circa una famiglia su dieci avrà in casa uno speaker intelligente, con tassi di adozione particolarmente sostenuti in alcuni Paesi. Alcune banche sono particolarmente attente a questo canale. Un esempio è l’italiana Banca Sella che ha da poco messo a disposizione della clientela il servizio Google Home: con il nuovo servizio i risparmiatori potranno accedere al proprio conto corrente in piena sicurezza, senza passare dall’internet banking, ma semplicemente colloquiando con lo speaker.

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