Blockchain, per le banche la rincorsa è iniziata

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Probabilmente all’interno del sistema bancario pochi ripensamenti sono stati rapidi e gravidi di conseguenze come quello avuto sulla blockchain. Fino a pochi mesi fa la tecnologia legata al bitcoin e alle criptovalute era messa al bando dalle grandi banche internazionali e molti professionisti del settore condividevano il duro giudizio espresso dal ceo di JpMorgan Jamie Dimon che ha paragonato le criptovalute alla bolla olandese dei tulipani.

Eppure già all’inizio di quest’anno la metà delle istituzioni finanziarie globali ha iniziato a fare sperimentazioni sulla blockchain per calarla all’interno proprio sistema produttivo. Sono molte le ragioni dietro la conversione del sistema bancario e un recente report di CbInsights ha fatto il punto sulle aree di applicazione della tecnologia.

Al momento sono quattro i macrosettori interessati dalle sperimentazioni delle blockchain. In primo luogo ci sono i pagamenti dove la nuova tecnologia può rendere più rapide e più economiche le transazioni, eliminando il ruolo di intermediari in condizioni di sicurezza garantite dal forme di crittografia. Ad esempio, grazie al funzionamento di criptovalute come il bitcoin o l’ethereum, è possibile inviare e ricevere denaro senza affidarsi a terze parti che facciano da mediatore dell’operazione. Il sistema però non è ancora perfetto, soprattutto in termini di tempistiche: ancora oggi una transazione in bitcoin richiede infatti da 30 minuti a 16 ore per essere finalizzate. Si tratta certamente di un lasso temporale impegnativo ma comunque inferiore rispetto ai tre giorni in media che servono per processare i trasferimenti bancari.

Nei sistemi di compensazione e regolamento la blockchain può abbattere i costi operativi e creare le condizioni per transazioni in tempo reale tra i soggetti finanziari. Si pensi al fatto che per fare trasferimenti da una banca all’altra oggi servono in media tre giorni di tempo, una scocciatura per gli investitori che avrebbero bisogno di tempistiche molto più rapide. La lentezza è legata soprattutto al complicato sistema di intermediari che entra in gioco nel corso della transazione, dalle banche ai servizi di custodia. La blockchain può rivoluzionare completamente questo processo, rimpiazzando molti anelli della catena e realizzando importanti economie. Basta del resto confrontare la struttura di costi di un’operazione intermediata dal gigante dei pagamenti Swift con una in cui intervengano blockchain services provider come Ripple o R3, la differenza è grande.

Per quanto riguarda la raccolta di fondi le società possono beneficiare di un immediato accesso alla liquidità attraverso il lancio di initial coin offerings (ICO), una modalità che consente di non passare attraverso i servizi delle banche. Il fenomeno è in forte crescita, come dimostrano gli investimenti che stanno facendo venture capital quali Sequoia, Andreessen Horowitz e Union Square Ventures ed è altamente probabile che molti grandi gruppi ricorreranno a questa forma di finanziamento alternativa già nei prossimi mesi. Le ico infatti si rivolgono a un bacino molto ampio di investitori e consentono alle aziende un accesso immediato alla liquidità che può rivelarsi molto utile sia per start up che per aziende mature.

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Infine, nell’ambito dei prestiti e dei crediti, la blockchain elimina le barriere d’accesso e, al contempo, rende più sicure ed economiche le transazioni tra le parti. Il vantaggio principale in questo ambito deriva dalla semplificazione delle procedure di credit score che per le banche sono ancora molto complesse e richiedono tempo, senza contare il rischio concreto di errori nel corso del processo di istruttoria. La blockchain offre invece un percorso più economico, più efficiente e più sicuro per erogare prestiti personali a un più ampio bacino di consumatori. L’istruttoria infatti viene svolta direttamente da un registro decentralizzato protetto da un potente sistema crittografico che mette al sicuro i dati sensibili dei clienti.

Di fronte a questa articolata offerta finanziaria le banche possono scegliere se partecipare attivamente o attendere uno scontro che, viste le premesse, potrebbe risolversi con una loro parziale sconfitta. Sembra che molti soggetti internazionali propendano ormai per la prima soluzione, anche se serviranno investimenti e risorse per svilupparla e renderla competitiva sul mercato.

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