Cala la fiducia verso le banche solo digitali. C’è poca consulenza

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Rinunciare agli sportelli potrebbe piacere alle banche, ma non ai loro clienti. In questi ultimi anni sui mercati internazionali sono spuntati molti istituti di credito completamenti digitali. Le challenger bank inglesi, da Monzo a Revolut, sono solo l’esempio più significativo di una tendenza (e forse in parte una moda) che ha attecchito a livello globale. Anche in Italia banchieri come Corrado Passera, Fabrizio Viola e Roberto Nicastro hanno in mente progetti abbastanza simili, ma ancora in fase di realizzazione.

Ma se rinunciare alle reti fisiche può alleggerire non poco la base costi e dare smalto alla marginalità degli istituti, non è scontato che la strategia incontri il favore incondizionato dei clienti. Sono interessanti da questo punto di vista le conclusioni a cui arriva un report di Rfi Group, società internazionale di ricerche sul mondo della finanza.

Un’indagine svolta su mille consumatori di dieci diversi paesi dimostra che l’anno scorso l’appeal delle banche solo digitali è sceso a livello generale dal 50 al 44%. In Uk, patria per l’appunto del concetto di challenger bank, il dato è ancora più significativo con una contrazione dal 78 al 54%, mentre il Canada è passato dal 65 al 44%. Dietro questi risultati, spiega la ricerca, non c’è un ripensamento del pubblico verso i nuovi canali digitali, ma un raffreddamento nei confronti di banche che non offrono forme tradizionali di relazione. Infatti il modello preferito resta quello dell’istituto tradizionale che affianca i servizi di nuova generazione come l’internet e il mobile banking alla consulenza in filiale.

Questo atteggiamento è giustificato anche dall’alto livello di fiducia che mediamente i clienti mostrano ancora per le banche tradizionali, soprattutto per quanto riguarda la privacy nella gestione dei dati, tema su cui i consumatori sono diventati particolarmente sensibili. Una fiducia che al momento è in declino per gran parte delle società tecnologiche, compresi in parte gli istituti di nuova generazione. Sembra insomma che la banca classica avrà vita più lunga di quanto molti consulenti si aspettano.

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