Smartwatch, anelli e chip rottamano le carte di credito

Pagare con un orologio, un anello o addirittura un chip innestato sottopelle sembra ancora fantascienza per le abitudini dei consumatori italiani. Eppure non c’è dubbio che il mercato dei pagamenti si stia evolvendo a gran velocità e che i prossimi anni potrebbero riservare molte sorprese, anche in Italia.

Secondo le recenti stime diffuse dalla società di consulenza Reports&data il settore dei cosiddetti wearable payments, cioè i pagamenti che sfruttano device alternativi rispetto a quelli tradizionali, passerà dai 312,4 miliardi di dollari del 2018 ai 1.121 miliardi del 2026 con un Cagr del 15,31% nel periodo in esame. Un boom che sarà trainato sia dalla crescita delle transazioni contactless che dall’evoluzione della tecnologia, senza dimenticare i costi via via decrescenti dei dispositivi che sfruttano la comunicazione in prossimità (near-field communication).

Ovviamente non mancano gli elementi di incertezza, che riguardano sia gli standard di sicurezza dei dispositivi che la limitata durata delle batterie, elementi insomma che potrebbero rallentare la crescita del settore. Ma non sembrano ostacoli insormontabili. In termini geografici invece l’area in cui gli esperti prevedono un’espansione maggiore è l’Asia-Pacifico, che nel 2026 potrebbe avere la quota di mercato maggiore soprattutto grazie al ruolo della Cina. A Pechino infatti colossi come Htc e Huawei sono concentrate sulla produzione e la commercializzazione di smartwatch a prezzi accessibili per la clientela.

Già in questi anni comunque molte multinazionali hanno messo sul mercato dispositivi di pagamento “anticonvenzionali” e, sebbene il fenomeno abbia ancora una diffusione piuttosto limitata, la risposta dei consumatori sembra positiva. In Italia ad esempio sono arrivati gli smartwatch di Apple e Fitbit Iconic. In sostanza alla app scaricata sullo smartwatch viene associata la carta del cliente che poi può essere usata per i pagamenti direttamente su POS contactless. Nelle ultime settimana l’operatività di questi strumenti si è allargata grazie agli accordi di Fitbit con Garmin e con Nexi, che hanno aperto allo smartwatch un ampio circuito di banche.


Ma il mondo dei wearable payments offre anche dell’altro. Ad esempio da qualche anno la società inglese Kerv Wearables ha commercializzato il Kerv ring, un anello dotato di un chip con tecnologia NFC che consente di effettuare pagamenti. Anche in questo caso la transazione avviene semplicemente avvicinando l’anello al terminale: il dispositivo infatti si attiva con una funzione touch che riduce il rischio di pagamenti fortuiti, mentre un segnale sonoro e una luce verde segnalano la transazione. Soluzioni simili sono state lanciate anche Infineon e da Samsung.

C’è poi tutto il mondo del biohacking, ossia quell’insieme di tecnologie che consente di incapsulare chip nel corpo del cliente per velocizzare i processi di pagamento. Al momento sembra ancora fantascienza, ma qualche banca sta già facendo sperimentazioni. Ad esempio nelle scorse settimane il Banco Sabadell ha fatto una dimostrazione pubblica di una nuova tecnologia di near-field communication (NFC) che consente di autorizzare pagamenti attraverso un gesto della mano.

Nella sostanza un chip piccolissimo viene incapsulato sotto la pelle del cliente tra il pollice e l’indice. La banca assicura che la tecnologia non è per nulla invasiva, visto che il chip ha la consistenza di un grano di sabbia e viene già utilizzato senza problemi per alcuni trattamenti medici. Si tratta insomma di uno strumento del tutto neutro nei confronti dei tessuti biologici circostanti.

Del resto, se nella finanza il biohacking è ancora poco utilizzato, alcuni paesi lo stanno già utilizzando per altre applicazioni specifiche: ad esempio migliaia di svedesi si stanno facendo impiantare microchip in modo da fare a meno di chiavi elettroniche, documenti di identità e persino biglietti del treno. Negli Usa invece i dipendenti della Three Square Market, azienda specializzata nella realizzazione di break room aziendali (in pratica angoli relax per i dipendenti con distributori automatici di cibo e bevande) si sono fatti impiantare microchip per velocizzare i processi di pagamento.

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