Challenger bank nel mirino degli hacker

Si stanno moltiplicando i casi di violazione informatica a carico delle banche, in particolare di quelle interamente digitali che sono oggi più esposte alle manovre degli hacker. Proprio in questi giorni a londra si parla molto della grave violazione subita da Monzo, una delle più celebri challenger bank del Regno Unito. Il furto di dati ha riguardato quasi mezzo milione di clienti sui 2,6 milioni complessivi dell’istituto. Gli hacker sono infatti riusciti a ottenere i codici segreti dei risparmiatori e ad accedere così alle informazioni relative ai conti correnti, anche se la banca non è ancora riuscita a definire le precise modalità dell’episodio. «Nessuno fuori da Monzo può accedere a questi codici», ha spiegato la banca in una nota che pure ha assicurato che non sono state ancora registrati episodi di frode.

Di certo l’episodio conferma l’escalation di violazioni informatiche a carico del comparto bancario in corso ormai da qualche anno. Un dato? Negli ultimi 18 mesi il sistema finanziario internazionale ha subito 3,5 miliardi di attacchi ai propri dati sensibili. Il numero è contenuto in un recente report di Akamai, la piattaforma statunitense specializzata in servizi informatici e gestione del cyber-risk, che evidenzia come la metà di tutti gli attacchi a livello globale abbia interessato proprio il settore dei servizi finanziari. Più nel dettaglio, tra il dicembre del 2018 e il maggio scorso, sono stati scoperti a livello internazionale 200 mila domini truffa, il 66% dei quali direttamente rivolti a consumatori di servizi finanziari.

Dati in linea a quelli forniti da Affinion in un’altra recente pubblicazione. La società informatica USA ha rilevato che la preoccupazione per il cybercrime sta crescendo a livello internazionale: il Brasile guida la classifica (87%) seguito dagli Usa con il 75% di intervistati preoccupati. In Europa, il livello di Francia, Spagna, Italia e Regno Unito si attesta tra il 60 e il 73%, in netto contrasto con i paesi nordici, in cui si registra un livello relativamente più basso, con ad esempio il 40% in Svezia ed il 42% in Finlandia. In generale, furti (52%) e aggressioni (54%) preoccupano meno dei furti informatici (61%). Nonostante tra i 18 e i 24 anni temano di più i reati tradizionali, dai 35 anni il cybercrime è percepito come il rischio maggiore.

In Italia, dove la preoccupazione si attesta al 63%, il 39% degli intervistati ha subito un reato o conosciuto una vittima del cybercrime (in linea con la media globale). Gli italiani sono più preoccupati dal furto d’identità (81%) e dall’hacking dei social media (80%). Tra i crimini più temuti seguono poi le transazioni fraudolente bancarie o su carta di credito (71%), false chiamate, mail e sms (70%), il furto dell’account e gli acquisti online fraudolenti (68%). Il furto dell’account e quello d’identità sono i crimini informatici in cui la preoccupazione è cresciuta maggiormente negli ultimi 12 mesi. In tutti i Paesi, le donne risultano più preoccupate degli uomini, soprattutto per gli acquisti online (67% vs 59%).

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