Cloud, ecco vantaggi e rischi per le banche

L’ultima notizia in ordine di tempo arriva da Deutsche Bank che ha appena trasferito su cloud l’attività di gestione del collaterale, avvalendosi della piattaforma CloudMargin. Le banche stanno ormai facendo ampio uso della tecnologia cloud per scopi core e non core, come le risorse umane, la posta elettronica, l’analisi dei dati della clientela o la gestione della relazione con i clienti. Già nel 2015 l’88% delle grandi istituzioni finanziarie europee utilizzava la tecnologia. Gli istituti più piccoli invece fanno un impiego più selettivo, concentrandosi su aree specifiche come la tesoreria, i pagamenti, il retail banking o i dati delle aziende.

Sono più d’una peraltro le tecnologie usate e si va dal private cloud al community cloud fino al public cloud o hybrid cloud, a seconda del livello di esclusività richiesto. In genere comunque le banche preferiscono i private cloud per ragioni di sicurezza, anche se questo modello presenta costi maggiori. Ragione che ha spinto alcuni istituti a optare per il community cloud, un modello in cui la piattaforma è condivisa da soggetti che hanno necessità e problemi simili, mentre il public cloud è decisamente più promiscuo.

Ma quali sono i benefici di queste tecnologie? In primo luogo per molte banche passare da un hardware proprietario al cloud consente di abbattere i costi grazie alla condivisione di risorse, alla specializzazione e ai vantaggi derivanti da una maggiore scalabilità e flessibilità. Al di là dell’immediato beneficio economico, il cloud consente inoltre alle banche di diventare più efficienti nello sviluppo di prodotti e servizi. Per esempio i processi si accorciano grazie all’eliminazione dei colli di bottiglia interni dovuti principalmente alla richiesta di autorizzazioni.

In terzo luogo questa tecnologia consente di potenziare i requisiti di sicurezza rispetto alle piattaforme tradizionali. Questo è vero soprattutto per le banche più piccole che hanno budget di IT limitati e sono dunque più esposte alla minaccia informatica. Infine il cloud, con la sua flessibilità di utilizzo, permette di gestire in maniera più efficiente i dati della clientela, una miniera sempre più preziosa per gli istituti di credito.

Ovviamente gli istituti che decidono di imboccare questa strada devono considerarne anche gli svantaggi o, per meglio dire, i costi. Il passaggio al cloud richiede infatti competenze tecniche che spesso non sono presenti in banca e che quindi l’istituto deve assumere o formare internamente. Soprattutto il processo di switch dall’IT tradizionale al cloud è infatti un processo delicato e costoso e, se mal gestito, può produrre danni consistenti alla banca.

In secondo luogo la gestione della nuova piattaforma espone l’intermediario a maggiori sfide di natura regolamentare, proprio per la delicatezza dei dati conservati. L’incertezza del quadro complessivo sta ancora frenando molti istituti, ma nei prossimi anni il contesto potrebbe apparire più chiaro grazie soprattutto all’impegno profuso dalle autorità di vigilanza internazionali.

C’è poi l’aspetto non secondario del rapporto con la terza parte, a cui la banca delega il controllo di importanti aspetti della propria infrastruttura. Condividere con terzi le informazioni più riservate può essere difficile per banchieri abituati a conservarle gelosamente. Proprio questo è oggi l’ostacolo psicologico maggiore sulla strada dell’adozione del cloud anche se spesso, l’evidenza dei maggiori requisiti di sicurezza, convincono gli istituti a procedere.

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