Con l’algoritmo in banca a rischio 10 milioni di posti

Sugli effetti dell’intelligenza artificiale nel mondo dei servizi finanziari circolano molti pronostici, spesso in contrasto tra di loro. Numerose società di consulenza ad esempio si sforzano di delineare gli effetti di medio-lungo periodo su ricavi e occupazione, offrendo ai banchieri qualche strumento per calibrare le strategie.

Non sempre però le previsioni sono rosee. Al contrario la Ihs Markit, colosso britannico dei dati di mercato, è uscita recentemente con un report in cui, se da un lato il valore dell’intelligenza artificiale nel settore finanziario globale viene stimato in 300 miliardi di dollari al 2030, dall’altro si prevede la perdita di circa 10 milioni di posti lavoro. Una previsione formulata sulla base dei progetti annunciati o in fase di sviluppo. Già nel 2018 del resto l’insieme delle nuove tecnologie nel settore bancario è stato valutato in 41,1 miliardi di dollari, una cifra che include il risparmio di costi e i guadagni di efficienza nelle infrastrutture e nei processi.

Secondo il report, tra il 2018 e il 2023 il Nord America sarà il maggiore mercato dell’intelligenza artificiale applicata al banking, con un incremento in termini di valore dai 14,7 miliardi del 2018 ai circa 79 miliardi del 2030. Tra il 2024 e il 2030 però il ruolo della regione sarà destinato a declinare mentre l’area Asia-Pacifico si affermerà in maniera sempre più netta. Già oggi questa regione è il secondo mercato al mondo ed è destinata a passare dagli 11,5 miliardi del 2018 ai 50,6 miliardi del 2024, mentre nel 2030 sfiorerà i 100 miliardi di dollari. A guidare questa corsa saranno paesi come la Cina, il Giappone, la Corea del Sud, Hong Kong e Singapore dove la domanda di tecnologie di intelligenza artificiale nel settore bancario è destinata a esplodere.

Ma se le banche potranno aumentare efficienza e redditività, quali saranno gli effetti sull’occupazione? In una parola, drammatici. Ihs Markit stima che entro il 2030 circa 10 milioni di bancari e professionisti della finanza potrebbero uscire dal settore. Nei soli Stati Uniti la previsione è di 1,3 milioni di esuberi. Ad essere colpiti saranno soprattutto i ruoli a più basso valore aggiunto come cassieri, addetti del servizio clienti e responsabili dei piccoli prestiti che dovrebbero essere progressivamente sostituiti dalle macchine.

Non si tratta comunque della prima previsione pessimistica in materia. Secondo una stima fatta da McKinsey in una pubblicazione del 2017 le macchine potrebbero rimpiazzare oltre il 30% del lavoro svolto in banca. In particolare le cosiddette tecnologie cognitive potrebbero essere in grado di svolgere occupazioni che finora sono state di competenza specifica di professionisti in carne e ossa. Per un’altra società di consulenza, Boston Consulting, entro il 2027 a livello globale l’innovazione dovrebbe distruggere 1,04 milioni di posti di lavoro nel mondo della finanza, colpendo soprattutto le vendite, il marketing, il controllo dei rischi e l’audit. Luci e ombre insomma sul futuro della tecnologia in banca.

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