Così Amazon metterà all’angolo le banche

Amazon-headquarters-building

Ragionare in termini di amici e nemici non fa bene al libero mercato, ma certamente le banche dovrebbero mettere a fuoco i reali fattori di disruption, distinguendoli nettamente da quelli che non lo sono. Ecco perché risulta interessante un report di Citi che, nel delineare il concetto di banca del futuro, mette subito in chiaro una cosa: la vera sfida al settore non viene dalle start up fintech ma dai giganti della tecnologia. Qualche numero può essere d’aiuto: Jp Morgan conta 46,7 milioni di clienti digitali e si vanta di avere il sito internet bancario più visitato al mondo. Bene. Amazon Prime però ha 90 milioni di abbonati solo negli Usa. E con 90 milioni di abbonati che pagano 99 dollari all’anno a testa, il gigante dell’e-commerce può generare circa 9 miliardi di dollari di ricavi senza nemmeno aver bisogno che qualcuno faccia acquisti sulla piattaforma.

I social media non sono da meno. Nel quarto trimestre del 2017 Facebook aveva 2,2 miliardi di utenti attivi, mentre a dicembre WhatsApp ne contava più di 1,5 miliardi e la crescita non si ferma. Un punto di forza di questi colossi è infatti la loro inesauribile capacità di attirare l’attenzione della clientela: in media una persona ha cinque social media e trascorre quasi due ore al giorno usandoli. Volumi di traffico molto lontani da quelli registrati dalle normali app bancarie.

Amazon, Alibaba, Facebook or Tencent «si sono accaparrati quote di mercato in continua crescita», spiega il report di Citi. E le attività finanziarie? «Queste piattaforme non vedono i servizi finanziari come un fine in se stesso, ma come un mezzo per fidelizzare ulteriormente il cliente e monetizzare questa posizione attraverso la pubblicità. Come abbiamo visto sui mercati emergenti, scommettere sui pagamenti è un fattore di crescita per i big tecnologici».

Ma ci sono anche altre fattori che rendono Amazon & C degli avversari temibili per il sistema bancario. Ad esempio il costo per l’acquisto di un nuovo cliente. Per Facebook un nuovo cliente costa appena 5 dollari, mentre mediamente per una banca retail la cifra sale a 200 dollari, un po’ meno per i clienti online, un po’ di più per quelli tradizionali. Considerando che negli Usa (ma il ragionamento vale anche per il mercato italiano) un cliente bancario rende circa 150 dollari in termini di ricavi all’anno, il break even arriva in media dopo un paio d’anni.

Forse però dove il gap tra colossi tecnologici e banche è più profondo è nell’uso dei big data. Gli avanzati strumenti di credit scoring usati da social network e piattaforme di e-commerce surclassano le strategie messe in campo dalla finanza tradizionale, almeno per ora. E i risultati si vedono: il credito al consumo di Ant Financial, il braccio finanziario di Alibaba, ha raggiunto un erogato di 95 miliardi di dollari, quasi quattro volte i volumi realizzati dalla China Construction Bank, una delle maggiori banche tradizionali di Pechino. Amazon Lending invece ha versato crediti commerciali per oltre 3 miliardi.

Al momento insomma la partita si prospetta davvero impegnativa per gli intermediari tradizionali. L’unica strategia per uscire dall’angolo è investire in tecnologie e capitale umano e mettere in programma alleanze industriali che diversifichino l’offerta. Il nemico è alle porte, ma può ancora essere respinto.

Rispondi