Così Credemtel tratta i dati delle aziende

Paolo-Zavatti-direttore-generale-Credemtel

Le banche private sembrano avere una particolare sensibilità per il mondo dell’innovazione digitale. A Reggio Emilia ad esempio il Credem della famiglia Maramotti ha investito non poco nella controllata Credemtel, attiva nei servizi digitali per le imprese e per l’amministrazione pubblica. La società ha un fatturato di 18 milioni, 85 dipendenti e una sede hi-tech a Quattro Castella fuori Reggio.

L’anno scorso Credemtel (guidata dal direttore generale Paolo Zavatti, in foto) ha iniziato a guardarsi in giro, mettendo a segno l’ingresso nel capitale di Sata, una pmi modenese fondata nel 1982 da due professori di Ingegneria dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Il compratore ha acquistato il 20% del capitale e ha un’opzione di acquisto per salire al 40% entro il 2020 con l’obiettivo di creare sinergie preziose dopo quelle messe a frutto finora. La ragione? Sata (905mila euro di fatturato e dieci dipendenti) sviluppa un software che cattura i dati dai documenti e li trasforma in digitale, un’attività molto vicina alla gestione elettronica documentale svolta da Credemtel.

Il gruppo Credem insomma, che già oggi offre grazie a Sata servizi di digitalizzazione di documenti della supply chain e di gestione di documenti, punta su questa tecnologia per ridisegnare processi interni alle aziende, in particolare quelli riconducibili alla generazione e alla trasmissione di documenti amministrativi in formato strutturato. Del resto anche grazie alla spinta derivante dall’attuale tendenza normativa nazionale ed europea, nel giro di alcuni anni i canali di scambio tradizionali di tali documenti come ad esempio l’invio tramite posta o e-mail, saranno progressivamente sostituiti. Muoversi in anticipo è spesso la mossa migliore.

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