Così gli Usa favoriranno la finanza digitale

Il governo Usa ha deciso di favorire la finanza digitale, varando una svolta attesa ormai da qualche mese. In una relazione pubblicata nei giorni scorsi, il dipartimento del Tesoro ha raccomandato ai regolatori di modificare il quadro normativo per favorire il fintech. Nel dettaglio l’amministrazione ha suggerito la creazione di una sandbox che offra alle start up del settore sostegno finanziario e regolamentare, e ha chiesto all’autorità federale di regolamentazione dei consumatori di riesaminare le norme che disciplinano gli investimenti delle banche nelle Fintech e quelle che consentono agli operatori non bancari di rivendere i prestiti. In aggiunta l’autorità di regolamentazione delle banche federali americane ha annunciato l’intenzione di accettare le domande delle fintech con effetto immediato, aprendo la porta a quelle aziende che faranno domanda per operare senza acquisire licenze in tutti gli Stati.

Il cambio di rotta però non sarà immediato. Una parte delle circa 80 raccomandazioni formulate del Tesoro dovranno infatti ottenere il via libera delle autorità di regolamentazione o del Congresso per avere efficacia. Per altre poi si potrebbero presentare complicazioni con le autorità di regolamentazione statali. In caso la svolta è evidente e la reazione del settore alla relazione è stata ampiamente positiva. Brian Knight, ricercatore della George Mason University ha dichiarato che le attuali regole degli Stati Uniti per le fintech sono inefficienti e che il regime normativo descritto nel rapporto rappresenta un punto intermedio di sviluppo: «Aumenta la competitività delle Fintech, nella misura in cui sono svantaggiate nel contesto attuale, ma in altri settori aiuterà le banche», ha detto al Wall Street Journal.

Va anche detto che la relazione del Tesoro è il quarto e ultimo di una serie di interventi che illustrano il programma di regolamentazione finanziaria dell’amministrazione Trump. I precedenti hanno interessato le banche e le cooperative di credito, i mercati dei capitali, la gestione patrimoniale e le assicurazioni. Questi interventi sono frutto di un lavoro di confronto con gruppi di settore, regolatori, consumatori e altri esperti, un lavoro che, nel caso specifico del fintech, ha permesso di mettere in luce le pecche dell’attuale quadro regolamentare e normativo. «Dobbiamo tenere il passo con i cambiamenti del settore e incoraggiare le capacità finanziarie a promuovere un più vivace settore finanziario dei servizi tecnologici nel paese», ha spiegato il segretario del Tesoro Steven Mnuchin in una nota.

In base al report diffuso dal Dipartimento del Tesoro, le fintech dovrebbero essere messe in condizione di ottenere i permessi per la sperimentazione attraverso un unico processo senza violare le regole federali (la sandbox appunto). Questo potrebbe concretizzarsi attraverso un processo di coordinamento, alleggerimento e accelerazione del processo normativo nel quale anche le autorità di regolazione federali e statali ed eventualmente anche il Congresso, dovrebbero collaborare. Secondo il Tesoro, inoltre, l’Office of the Comptroller of the Currency che supervisiona le banche nazionali, dovrebbe andare avanti con applicazioni prudenti e attentamente considerate da parte delle fintech che vogliono una carta federale che permetta loro di operare attraverso le linee statali. Una posizione sulla quale ha replicato subito il numero uno dell’agenzia Joseph Otting che ha cominciato immediatamente ad accettare candidature sottolineando come tale carta possa «rendere il sistema bancario federale più forte, promuovendo la crescita economica e le opportunità , la modernizzazione e l’innovazione, e la concorrenza».

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