Così Goldman&C vanno a caccia di talenti digitali

Tecnologia non significa solo automatizzare i servizi, ma soprattutto cercare e formare il giusto capitale umano. Se ne sono rese conto le banche di Wall Street che sempre di più in questi anni stanno andando a caccia di nuove figure professionali per meglio rispondere alla trasformazione del settore.

Nel 2018 ad esempio l’organico della Goldman Sachs è cresciuto del 9% (circa 3.000 persone) grazie al contributo dei professionisti della tecnologia. La banca newyorchese ha infatti lanciato Marcus, la divisione di retail banking interamente digitale che ha finora raggiunto risultati incoraggianti. Tra Usa e Regno Unito l’iniziativa ha richiesto l’assunzione di circa 450 professionisti, soprattutto ingegneri, programmatori e data analyst, ma altri progetti sarebbero in arrivo. Quest’anno infatti Goldman vuole lanciare un servizio di cash management business, con una piattaforma alternativa a quella di Marcus.

Nuovi progetti a parte, gran parte delle assunzioni fatte dal gruppo hanno riguardato la divisione tecnologica dove solo nel 2018 sono stati investiti 1,02 miliardi di dollari con un aumento del 14% rispetto all’anno precedente. Un trend sostanzialmente analogo a quello della rivale Jp Morgan che ha portato gli investimenti in innovazione a 8,8 miliardi di dollari con un balzo del 14%.

Se insomma le banche hanno fame di tecnici e ingegneri, il problema almeno per ora è che molte di queste funzioni sono remunerate decisamente meno di quanto avvenga per i ruoli strettamente finanziari: il gap si registra sia in termini di salari che di bonus e gli aumenti dell’ultimo anno non lo hanno certamente chiuso. «La tecnologia non crea ancora ricavi in banca e questo giustifica la maggiore remunerazione dei ruoli tradizionali. Sarebbe corretto che i gruppi finanziari lo ammettessero», spiega un professionista.

Eppure sempre di più queste nuove funzioni vengono richieste sul mercato. Lo dimostra un recente studio di Capgemini in base al quale il 62% dei dirigenti nel settore bancario ritiene che la penuria di talenti digitali si sia aggravata negli ultimi due anni, molto più di quanto sia accaduto in altri comparti come la grande distribuzione, l’automotive o perfino le assicurazioni. Questa forte domanda potrebbe spingere le remunerazioni verso l’alto nei prossimi anni e colmare in tutto o in parte il gap salariale che ancora oggi rende poco attraente occuparsi di tecnologia in banca.

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