Se il fintech arriva dove la banca ancora non c’è

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Si tende spesso a valutare i vantaggi dell’innovazione finanziaria dal punto di vista dell’utente medio occidentale, stanco delle code agli sportelli o della scomodità degli atm. Eppure ad altre latitudini le fintech stanno svolgendo anche un altro ruolo, dando un essenziale contributo alla lotta all’esclusione finanziaria. A livello internazionale, l’esclusione finanziaria, sovente connessa a un’analoga esclusione sociale e politica delle persone, è calata dal 49% del totale degli adulti nel 2011 al 31% di oggi, mentre nei Paesi in via di sviluppo è scesa per la prima volta sotto la soglia critica del 40%. Un individuo ogni due, nel pianeta, ha fatto o ricevuto almeno un pagamento digitale nell’ultimo anno, in aumento dal 42% raggiunto nel 2014, con conseguente risparmio di tempi e costi legati alla sicurezza e al trasporto del contante.

Divulgato ogni tre anni a partire dal 2011, il Global Findex Database ha misurato per la prima volta il ruolo del fintech nel promuovere l’inclusione finanziaria nei Paesi più disagiati. L’Africa sub-sahariana è infatti la prima area del mondo per diffusione di servizi di “mobile money” (il 21% degli adulti gestisce pagamenti e trasferimenti di denaro elettronico da cellulare, rispetto a una media globale del 2%), ma in tutti i Paesi in via di sviluppo l’uso dello smartphone per la gestione dei risparmi e dei pagamenti è ormai una tendenza sempre più comune e radicata nelle abitudini degli individui.

In Kenya, Uganda, Zimbawe e Gabon la percentuale di adozione dei servizi di mobile money va oltre il 50% sul totale della popolazione attiva, ma anche in Bangladesh, Iran, Mongolia e Paraguay oltre il 20% degli abitanti usufruisce di servizi fintech o comunque accessibili tramite qualunque dispositivo mobile, anche non di ultimo modello. Nella stessa Africa sub-Sahariana un adulto su cinque utilizza forme di pagamento basati su sms, mentre in Cina il 57% di chi ha un conto corrente usa già il cellulare o servizi di home banking per fare acquisti o pagare le bollette (il doppio rispetto al 2014).

Scorrendo con attenzione la ricerca, svolta su oltre 150 mila individui in 140 Paesi, è evidente come i cellulari costituiscano già adesso il primo veicolo di inclusione finanziaria nel mondo: su 1,7 miliardi di adulti ancora esclusi dal sistema bancario, oltre un miliardo possiede almeno uno smartphone già di fatto configurato per ricevere e inviare denaro elettronico. Una percentuale che cresce nel caso degli occupati: su 230 milioni di lavoratori che ricevono lo stipendio a fine mese in contanti, il 78% ha almeno un cellulare. A voler essere cauti, il risultato raggiunto in questi ultimi sei anni potrebbe essere raddoppiato nella metà del tempo.

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