Così la Cina cerca il primato nell’AI

baidu

La Cina ha fame di tecnologia applicata alla finanza. Non è un mistero che le BigTech del Paese si stiano contendendo la supremazia sul mercato nazionale, assumendo dimensioni via via più grandi. Ma c’è di più. Baidu, Alibaba e Tencent, le tre Bat come le chiamano gli addetti ai lavori, si stanno posizionando per diventare le maggiori piattaforme di intelligenza artificiale del futuro.

Le premesse ci sono tutte. Tencent ad esempio, che gestisce WeChat, ha accesso a un miliardo di utenti sulla sua piattaforma, mentre Baidu possiede il maggiore motore di ricerca del Paese e Alibaba la più grande piattaforma di e-commerce. In aggiunta i tre colossi offrono servizi che vanno al di là del core business e, come i giganti tech americani, hanno l’ambizione di diventare player mondiali.

Proprio l’intelligenza artificiale potrebbe essere lo strumento per raggiungere questo obiettivo. Le tre Bat stanno infatti reclutando ingegneri statunitensi e investendo in start up proprio per accumulare il know how necessario a surclassare la concorrenza internazionale. Gli esperimenti in corso vanno dalla guida autonoma alle soluzioni per smart city, dai dispositivi voice alle applicazioni per la sanità.

Ma per accaparrarsi i talenti migliori la Cina deve usare la più infallibile arma della finanza, il denaro. E così i professionisti usciti dai migliori campus americani vengono reclutati con offerte allettanti: ad esempio Baidu negli Usa offre uno stipendio base che oscilla tra 130 mila e 175 mila dollari per un ingegnere specializzato in machine learning, cifra di gran lunga superiore a quella offerta da Google per lo stesso ruolo. Oltre al fattore umano, un ruolo centrale sarà poi giocato dall’appoggio del governo. Il ministero della Scienza ha infatti annunciato un ampio piano di investimenti legato all’intelligenza artificiale che farà affidamento proprio a Baidu per la guida autonoma, a Tencent per la sanità e ad Alibaba per le smart cities.

Il ruolo della politica potrebbe insomma rivelarsi decisivo per spianare la strada ai colossi tecnologici e alimentare la loro crescita con un adeguato numero di commesse pubbliche. Ci sono insomma tutte le premesse perché Pechino diventi il leader mondiale dell’intelligenza artificiale entro i prossimi dieci anni.

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