Se l’India è il laboratorio globale dei pagamenti

L’India è oggi uno dei laboratori più interessanti per il mondo dei pagamenti digitali e del fintech. Non a caso molti big internazionali del settore stanno avviando sperimentazioni di ampio respiro in questo paese, ultimo in ordine di tempo Amazon. Il caso indiano nasce da una politica molto precisa del governo di New Dehli che negli anni scorsi ha deciso di sterzare drasticamente verso un’economia digitale. Per farlo ha adottato su larghissima scala tecnologie di nuova generazione che rendono facile e sicuro l’accesso ai pagamenti mobile.

Nel 2008 è stato lanciato Aadhaar, un sistema di identificazione basato sui dati biometrici che vengono associati ad un codice univoco a 12 cifre e che conta oggi 1,2 miliardi di utenti registrati (oltre l’85% della popolazione). Su questo programma di identità sono stati poi costruiti molti servizi di pagamento digitali, basati sul protocollo UPI (Unified Payments Interface), un altro standard definito dal Governo tramite l’NPCI (National Payments Corporation of India): in sostanza gli utenti possono confermare il pagamento tramite i dati biometrici già registrati centralmente oppure con riconoscimento facciale.

UPI è oggi ritenuto il potenziale game-changer dei pagamenti, tanto che anche alcuni colossi internazionali, pur di entrare nel mercato indiano, hanno modificato le proprie soluzioni per adeguarle a questo protocollo: Google, ad esempio, ha lanciato Google Tez, un wallet basato su UPI che consente di pagare online o in negozio e di fare trasferimenti p2p. Anche Whatsapp ha annunciato di aver scelto l’India per il lancio del suo primo servizio di mobile payment: gli utenti indiani possono quindi utilizzare l’app di messaggistica per trasferire denaro ed effettuare pagamenti.

Come detto, l’ultimo big a entrare è stato Amazon. Proprio in questi giorni il colosso Usa dell’ecommerce ha rivisitato il proprio servizio di pagamenti Amazon Pay per adattarlo al protocollo UPI e lanciarlo sul mercato indiano in tandem con Axis Bank. Il nuovo servizio permette agli utenti di usare il proprio conto corrente e la propria identità digitale per comprare sul sito di Amazon, fare shopping nei negozi, pagare bollette e ricariche telefoniche senza inserire alcuna credenziale o incontrare complicazioni tecniche.

L’India sembra quindi essere diventato il nuovo terreno in cui i big player internazionali testano nuove soluzioni di pagamento digitale, facilitati proprio dagli standard di pagamento e identificazione promossi dal Governo che rendono i servizi particolarmente efficienti e che permettono anche di andare a intercettare utenti unbanked.

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