Da Hong Kong alla Romagna, la strategia di Lowy per le piccole banche

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La trasformazione delle banche italiane sta passando attraverso vari canali.
Per le realtà più piccole una delle novità più interessanti degli ultimi mesi è l’ingresso di investitori stranieri nel capitale con l’obiettivo di risanarle e ristrutturare il modello di business. Uno schema che Michel Lowy, il ceo della Sc Lowy, dovrebbe applicare alla sua ultima preda, cioè il Credito di Romagna.

L’annuncio dell’acquisizione è arrivato nelle scorse settimane, proprio mentre Banca del Fucino finalizzava un accordo simile con il gruppo riassicurativo Barents. Per capire meglio le strategie del compratore, riportiamo un estratto dell’intervista di Lowy ha rilasciato nei giorni scorsi al collega Andrea Fiano per MF-Milano Finanza.

Michel Lowy è il ceo della Sc Lowy, la banca specializzata nel reddito fisso creata a Hong Kong nel 2009 e controllata dai suoi dipendenti tramite un management buyout. Alle spalle ha una lunga esperienza in Deutsche Bank  e in Asia, dove ha lavorato anche per Cargill. Nato e cresciuto in Belgio, ha cominciato la sua carriera alla Arthur Andersen, e oggi fa la spola fra l’Asia e l’Europa. Perchè una banca con sede a Hong Kong e in Corea come la SC Lowy acquisisce il 90% di una banca come il Credito di Romagna investendo 50 milioni di euro?

«Cinque anni fa abbiamo comprato una banca regionale in Corea, la Choeun Savings Bank (di cui nei giorni scorsi la Sc Lowy ha portato il controllo al 99,8%). Una banca che aveva numerosi npl in bilancio e che operava in un sistema bancario frammentario e molto sottocapitalizzato Da allora abbiamo fatto un bel turnaround, grazie anche alle sinergie con il nostro gruppo. Se guarda al nostro business dal 2009 in poi, abbiamo operato soprattutto nel secondary trading obbligazionario ma anche nelle emissioni obbligazionarie primarie. Utilizziamo i nostri capitali per facilitare investimenti incentrati sul reddito fisso, sui prestiti e sulle special situations. Negli ultimi anni per il secondary trading abbiamo aperto un ufficio a Londra, ma per crescere ci serviva acquisire una licenza bancaria. Ecco come siamo arrivati in Romagna».

E ora? In un paese dove si valuta ci siano un totale di 300-400 miliardi di npl, Bankitalia aveva chiesto al cda della banca romagnola di ricapitalizzarsi e a Lowy sembrava che il Credito di Romagna avesse le dimensioni giuste per l’intervento che volevano fare. «Parliamo in una banca che aveva sofferenze in bilancio, e quindi npl, che aveva debolezze a livello di management. Ma anche di una banca che non offriva alla clientela prodotti sofisticati e dove il margine di interesse netto non copriva i costi. E questo si può rettificare proprio con l’offerta di prodotti piu sofisticati. Ci vorranno 12-18 mesi, ma la strada è chiara e noi puntiamo per la fine del prossimo anno ad avere una banca pienamente funzionante» (…).

 

 

 

 

 

 

 

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