Credito, se la fintech è la nuova banca

I canali di accesso al credito si stanno diversificando sempre di più e le banche stanno progressivamente perdendo il monopolio di cui hanno goduto finora. L’ultima notizia in questo senso viene da Stripe, il colosso USA del fintech, che ha appena lanciato una nuova sfida agli intermediari tradizionali. Non c’è dubbio del resto che negli ultimi dieci anni le banche abbiano ridotto il proprio credito alle piccole e medie imprese.

Oltretutto il processo di erogazione è ancora molto macchinoso e spesso i richiedenti devono spendere fino a 25 ore per predisporre la modulistica necessaria e attendere settimane o mesi per ricevere il finanziamento. Per quanto riguarda l’estinzione del finanziamento, la somma sarà ripagata man mano che il richiedente farà ricavi, applicando un percentuale fissa sul fatturato giornaliero senza costi straordinari. Un servizio simile a quelli messi a disposizione da altri colossi digitali come PayPal e Square.

Ecco perché Stripe ha deciso di sfruttare a proprio vantaggio questo gap, lanciando un nuovo servizio di anticipo contanti rapido e senza richiesta di garanzie: tra la richiesta e l’erogazione trascorrerebbe infatti meno di un giorno. A rendere possibile questa procedura è l’intenso uso della tecnologia da parte della fintech che già oggi applica sofisticati algoritmi per ottenere un profilo completo del cliente e della sua affidabilità.

Stripe si inserisce insomma in un trend sempre più diffuso a livello internazionale. Una recente survey di S&P Global Market Intelligence certifica che negli ultimi due anni le start up tecnologiche sono diventate un interlocutore sempre più assiduo per le pmi americane. Molte fintech stanno infatti utilizzando i dati accumulati nell’ambito di relazioni non finanziarie (in particolare le informazioni relative all’andamento dei flussi di cassa) per diventare fornitori di capitale circolante per le piccole imprese. Man mano che questo rapporto si consolida,i prestatori sono in grado di velocizzare i processi e di fornire forme di credito non convenzionali, allargando la propria quota di mercato a spese degli istituti di credito.

E le banche? Per adesso stanno allacciando alleanze con fintech e big tech, anche perché questi ultimi non hanno licenze bancarie e dunque non possono raccogliere depositi dai clienti. Ma non è detto che il modello resti questo anche in futuro: «Il giorno in cui le fintech potranno ottenere una licenza bancaria, gli intermediari tradizionali saranno di fronti a una minaccia molto seria. Molti istituti di piccole e medie dimensioni non avranno infatti le risorse per competere con i nuovi attori digitali e rischieranno di uscire dal mercato del credito».

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