Dal bancario al freelance del credito, così cambierà il lavoro in banca

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Negli Usa la chiamano automation anxiety, il timore cioè che le nuove tecnologie possano distruggere l’occupazione nel mondo degli intermediari finanziari e non solo. Le previsioni in merito sono molte e, per la verità, spesso in contrasto tra loro. La costante però è che la trasformazione digitale imporrà un drastico ripensamento della forza lavoro in banca.

Deloitte ha recentemente dedicato un report all’evoluzione del sistema bancario e al complesso ruolo della tecnologia. Secondo la società di consulenza l’impatto sull’occupazione sarà significativo, ma non andrà a cancellare la presenza del fattore umano. Quello che accadrà, in base alla previsione fatta nel report, sarà semmai un drastico cambio delle gerarchie: se oggi la filiale è l’epicentro della customer experience, oltre che il punto di raccolta delle reti digitali dall’online al mobile banking, nei prossimi anni questo ruolo potrebbe essere assunto dal canale mobile che diventerebbe così il centro di gravità del nuovo modello.

Questa rivoluzione avrà ovviamente un impatto sull’occupazione. Deloitte si aspetta modelli contrattuali più flessibili che potrebbero arrivare a figure di freelance al servizio di diverse banche (sul modello degli agenti assicurativi o dei consulenti finanziari) oppure collaboratori presi in prestito dal mondo fintech per sviluppare singoli progetti informatici. Anche in termini di orario di lavoro potrebbero esserci notevoli novità, visto che la clientela digitale chiederà servizi di consulenza molto più flessibili rispetto a quelli offerti finora dalle filiali.

A questi temi, secondo Deloitte, si intreccia ovviamente quello della formazione che resta una nota dolente non solo in Italia, ma anche a livello internazionale. In un’indagine svolta tra aziende di tutto il mondo la società di consulenza ha scoperto che solo il 17% è pronto per un vero programma di formazione digitale. Vale forse la pena ricordare che su questo specifico aspetto i progressi maggiori sono stati fatti finora dalle banche asiatiche. Basti pensare che proprio nei giorni scorsi la Ocbc Bank di Singapore ha stanziato ben 20 milioni di dollari per un programma di formazione digitale che coinvolgerà tutti i suoi 29 mila dipendenti. La Malaysia’s Maybank invece ha annunciato un programma da 7,6 milioni di dollari per colmare il digital gap della propria forza lavoro. Numeri che in parte spiegano perché a trainare l’innovazione finanziaria sia sempre di più l’Estremo Oriente.

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