Digitale, solo il 12% delle banche ha fatto il salto

I ceo delle banche sono alla ricerca di valide motivazioni per investire nel digitale. Non c’è dubbio che la motivazione più forte derivi dal ritorno economico delle nuove tecnologie che oggi alcuni studi sono in grado di dimostrare. Una recente ricerca della società di consulenza Accenture illustra che essere un pioniere, cioè sapersi muovere prima degli altri nella trasformazione tecnologica, dà un indubbio vantaggio economico sugli istituti di credito.

In primo luogo le istituzioni finanziarie più focalizzate sul digitale (i cosiddetti digital focused players) stanno già generando ritorni economici interessanti rispetto ai soggetti rimasti indietro nel processo di trasformazione. Non solo. Gli investitori sono più propensi a premiare le banche più innovative rispetto a quelle più conservatrici, come dimostra l’andamento dei titoli nelle principali piazze finanziarie. Chi investe per cambiare la banca viene infatti percepito come più affidabile e promettente di chi concentra le risorse nel portare avanti un modello di business sempre più antiquato.

«Oggi vendiamo che la leadership digitale consente agli istituti di credito di registrare migliori performance economiche e che il gap tra gli innovatori e i conservatori si sta allargando in maniera sempre più preoccupante», spiega il report di Accenture. La società di consulenza peraltro utilizza una divertente similitudine per esemplificare quello che sta accadendo sul mercato finanziario. Da un lato alcune banche sono ancora nel bozzolo come i bruchi prima della trasformazione. Altre hanno già fatto il salto di qualità e, come farfalle, sono già entrate in una dimensione digitale.

Accenture fa anche qualche esempio concreto: istituti come Bank of America, Royal Bank of Canada e Lloyds Banking Group stanno muovendo i primi passi e hanno aggiunto i processi digitali al proprio core business, mentre altri come la spagnola Bbva, l’olandese Ing o la Dbs di Singapore hanno ormai compiuto un salto culturale e oggi ragionano più come fondi di venture capital che come banche, acquisendo partecipazioni in fintech e realizzando preziose sinergie.

Oggi comunque gli istituti che hanno quasi completato il salto nella nuova dimensione tecnologica sono una sparuta minoranza: solo il 12% possono infatti essere considerati digital-focused, mentre il 38% rientrano nella categoria intermedia dei digital-active. Il restante 50% (definito da Accenture come un non meglio definito “il resto”) è rimasto indietro e, se non accelererà il passo, potrebbe andare incontro a brutte sorprese nei prossimi anni.

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