Dopo Libra Facebook mette il credito nel mirino

Il lancio di Libra, la valuta digitale di Facebook annunciata la scorsa settimana, potrebbe essere solo uno dei primi, decisivi passi del gigante dei social network nei mondo dei servizi finanziari. Il gruppo guidato da Mark Zuckerberg avrebbe infatti progetti altrettanto ambiziosi allo studio. In un’intervista alla CNBC Ben Thompson, un top manager del gruppo responsabile del portafoglio digitale Calibra ha anticipato alcune delle prossime mosse.

«Se questi progetti (Libra e Calibra, ndr) avranno successo e consentiranno ai nostri clienti di spostare in sicurezza il denaro in giro per il mondo, in futuro pensiamo che ci saranno nuove opportunità per offrire servizi finanziari. Mi riferisco ad esempio a veri e propri servizi di credito», ha spiegato Thompson. Non è ancora chiaro cosa abbia in mente nel dettaglio il social network, ma è chiaro che il set di servizi finanziari offerti alla clientela si arricchirà sempre di più sino a sostituirsi di fatto a quelli di una banca tradizionale.

Molti osservatori ritengono che, almeno inizialmente, Libra rimpiazzerà le piattaforme digitali di Messenger, WhatsApp e Instagram per gestire le transazioni transfrontaliere o per servire i consumatori che non hanno un conto corrente. Ma non c’è ragione per escludere che la nuova criptovaluta (che, come noto, è qualcosa di molto diverso dal volatile bitcoin) rimpiazzi ben presto PayPal o Venmo diventando il principale canale di pagamento su Facebook. A favore di questo scenario giocano il bassissimo costo per il trasferimento del denaro e l’accessibilità 24/7 attraverso il proprio smartphone o il proprio pc.

Il timore di molti banchieri è che insomma la nuova invenzione di Facebook si riveli una sorta di cavallo di Troia in grado di sottrarre agli operatori una larga fetta di mercato. Ma questo tipo di preoccupazioni, benché giustificate, non tengono conto di un fatto: il successo di Libra dipenderà dalla fiducia che i consumatori decideranno di riporre nel nuovo strumento. Fiducia sia nella stabilità della valuta che nella sicurezza della transazione, senza considerare l’attenzione per gli aspetti legati alla privacy.

Lo scandalo Cambridge Analytica, con i suoi gravi contraccolpi reputazionali per Facebook, è ancora troppo recente perché i consumatori possano dormire sonni del tutto tranquilli. Non a caso il gigante dei social network ha scelto di coinvolgere nell’iniziativa una pletora di primari operatori tecnologici e finanziari, quasi che volesse trovare di garanti della propria affidabilità: tra i cento membri della Libra Association ci sono infatti nomi del calibro di Visa, Mastercard, PayPal, eBay, Lyft, Spotify e Uber.

Resta poi da decifrare la reazione di governi e regolatori. In Europa ad esempio molte autorità temono che Libra possa disintermediare troppo violentemente il sistema finanziario con effetti pericolosi sull’economia. Negli USA, la responsabile della commissione Servizi Finanziari presso il Congresso Maxine Waters ha chiesto a Facebook di sospendere temporaneamente lo sviluppo della sua criptovaluta, opinione a quanto pare condivisa a livello bipartisan. Se insomma Libra sta facendo tremare gli operatori tradizionali, l’esito del progetto non è così scontato come spesso accade nel campo dell’innovazione.

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