Ecco il decalogo delle banche per vincere la sfida digitale

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In banca si parla ormai molto di tecnologia, ma a volta la sensazione è che manchi il senso delle priorità. Così, a mettere ordine tra le molte sfide che attendono il sistema italiano e internazionale, ci ha pensato Capgemini in un report dedicato appunto alle priorità tecnologiche per il retail banking.

10. Rinunciare al possesso esclusivo del cliente. Il modello di open banking prevede che le banche non ragionino più da entità a sè stanti con un completo controllo sulla clientela, ma si aprano alla collaborazione con terze parti. Questo processo può riguardare molti ambiti, dall’offerta di prodotti ai servizi alla clientela, senza considerare le nuove nicchie create dall’innovazione tecnologica. La rapida adozione di modelli Api è un primo passo, ma il settore deve fare ancora parecchia strada.

9. Accettare la concorrenza dell’alternative lending. La crisi finanziaria e la stretta sul credito hanno creato le condizioni per l’ingresso di nuovi attori nel mercato bancario. Anche se in alcuni Paesi come l’Italia il fenomeno è marginale, altrove sta assumendo proporzioni consistenti e questo sarà probabilmente un trend generale.

8. Fare attenzione alla crescita delle banche solo digitali. Questi nuovi competitor, nati nei paesi anglosassoni durante la crisi, stanno prendendo piede su mercati periferici come l’Italia e rischiano di erodere quote di mercato alle banche tradizionali. Queste ultime infatti sono appesantite da costi, da bassa marginalità e da un notevole fardello regolamentare. L’unica risposta possibile è l’investimento nelle nuove tecnologie per offrire ai clienti soluzioni concorrenziali rispetto a quelle dei nuovi player.

7. Fare leva sul cloud. Le banche dovranno investire in una completa ristrutturazione dei propri sistemi informativi, puntando sull’efficienza e sulla sicurezza delle soluzioni cloud. Questa strategia consentirà tra l’altro un ulteriore calo dei costi e permetterà agli istituti di gestire con maggiore tranquillità i propri data center.

6. Analytics, analytics, analytics. La gestione scientifica del dato diventerà il punto chiave del rapporto tra la banca e il cliente. Soprattutto perché consentirà di costruire un’offerta più mirata e di dare risposte più rapide alle necessità dei risparmiatori. Specie alla luce del fatto che ormai il cliente è abituato agli standard di servizio offerto dai player di nuova generazione e non sarà più disposto ad accettare le inefficienti ancora presenti nel mondo bancario.

5. Scommettere sull’intelligenza artificiale. La parola è ormai ripetuta come un mantra, ma siamo ancora lontani da un’applicazione sistematica di queste nuove tecnologie. Eppure i benefici sarebbero notevoli, sia perché aumenterebbero la produttività dei processi a beneficio del cliente, sia perché determinerebbero notevoli risparmi ottimizzando il lavoro umano. Le applicazioni possono essere davvero molte, dai chatbot agli assistenti virtuali fino ai robo advisor per il risparmio gestito.

4. Portare la blockchain nella vita reale. Altra parola molto nota, ma ancora poco applicata concretamente nei processi degli istituti di credito. Eppure la tecnologia nata con il bitcoin ha ormai moltissime applicazioni e consentirebbe di aumentare la trasparenza e la sicurezza dei processi. Alcuni esperimenti lanciati da diverse banche potrebbero comunque fare da apripista per un’adozione più generalizzata.

3. Puntare sull’identità digitale. Potenziare la digitalizzazione potrebbe dare un contributo significativo alla lotta contro il cyber risk e disinnescare così una minaccia molto seria per la reputazione delle banche. In questa direzione va l’uso di soluzioni biometriche che aiutano a verificare l’identità del cliente in condizioni di sicurezza.

2. Collaborare con le fintech. Vinta la diffidenza iniziale le banche stanno imparando a considerare le fintech non come nemici, ma come possibili alleati per migliorare la qualità del servizio offerto ai clienti. I casi di partnership su specifici segmenti si stanno moltiplicando e, anche se l’Italia è ancora un mercato piuttosto marginale per queste soluzioni, la strada imboccata è quella giusta.

1. Investire nella trasformazione digitale. La raccomandazione principale di Capgemini può quasi apparire scontata, ma è un fatto che gran parte dei banchieri ritiene i propri istituti impreparati per affrontare la disruption del sistema finanziario. Per non subirne le conseguenze, le aziende dovranno mettere mano al portafoglio e investire non solo in nuovi canali digitali, ma anche nella formazione del proprio personale che resta comunque la risorsa più importante del sistema, ieri come domani.

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