Ecco quanto può valere una fintech. Il caso di Revolut

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Qualcuno potrebbe chiamarle galline dalle uova d’oro. Fatto sta che la finanza digitale continua ad attrarre massicci investimenti dal venture capital. Lo dimostra il caso di Revolut, la fintech londinese guidata da Nikolay Storonsky (in foto) che offre un conto corrente digitale e si sta espandendo in altri servizi finanziari. La società ha appena annunciato di aver raccolto 250 milioni di sterline a meno di tre anni dal lancio.

Le risorse, che danno alla compagnia una valutazione di 1,7 miliardi di sterline post money con un balzo di cinque volte nell’ultimo anno, sono state versate dalla società di investimento DST Global insieme a un gruppo di nuovi e vecchi investitori che comprende INdex Ventures e Ribbit Capital. Complessivamente il funding raccolto è di 340 milioni di sterline in meno di 36 mesi.

Ma quello di Revolut non è un caso isolato a Londra. La rivale TransferWise ad esempio ha recentemente raccolto 280 milioni di sterline, dando così alla società una valutazione post-money di 1,6 miliardi. Con la differenza sostanziale però che TransferWise ha già sette anni di vita. Difficile dire se queste valutazioni si fondino del tutto sui fondamentali o se nell’aria ci sia già un clima da bolla finanziaria nel settore fintech.

Revolut però ci ha tenuto a precisare che il nuovo round di funding è stato versato alla luce della «incredibile crescita dei numeri ad oggi» con 1,8 miliardi di sterline processate attraverso la piattaforma ogni mese e una media tra 6.000 e 8.000 nuovi clienti al giorno. In totale sono circa 2 milioni i consumatori che usano i servizi della fintech: di questi 250 mila sono attivi quotidianamente, 400 mila settimanalmente e 900 mensilmente. L’obiettivo è arrivare a 100 milioni di clienti nei prossimi cinque anni.

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