Europa, ecco chi sarà cashless tra quattro anni

Almeno in alcuni paesi europei la società senza contante potrebbe diventare una realtà entro il 2023. Questa è la previsione contenuta in un recente report della società di consulenza AT Kearney pubblicato proprio nei giorni in cui il governo italiano è tornato a intervenire sulla moneta cartacea.

Senza dubbio negli ultimi anni le transazioni su canali digitali hanno conosciuto un’impennata a livello globale, spinte sia dall’evoluzione degli operatori tradizionali che soprattutto dalle iniziative dei colossi tecnologici come Apple Pay e Google Pay. Il tasso di crescita, secondo la ricerca, continuerà ad oscillare tra il 7% e il 21% da qui al 2021 con alcune punte di eccellenza. La Svezia ad esempio è il paese occidentale oggi più vicino a un modello di cashless society: ancora nel 2016 solo il 15% delle transazioni retail erano pagate in contanti rispetto al 40% di sei anni prima.

Il trend comunque è globale: in Cina ad esempio le iniziative di Alipay e WeChat Pay hanno ormai contenuto al 15% i pagamenti effettuati con carta. Più lenta la Russia dove le banconote sono ancora utilizzate in quasi un’operazione su due. La Corea del Sud invece dovrebbe eliminare completamente la moneta tradizionale entro l’anno prossimo. Il cambiamento delle abitudini corrisponde anche a un’evoluzione industriale degli intermediari e dei gusti della clientela: il report di AR Kearney ha analizzato i dati di 92 banche in Europa e arriva alla drammatica previsione che un istituto su dieci sparirà nei prossimi anni sotto la pressione dei nuovi player.

Sul mercato infatti sono arrivate le offerte particolarmente competitive delle challenger bank, da Monzo a Starling Bank, che fanno un ampio uso dei canali digitali e offrono commissioni molto convenienti alla clientela. Ma le nuove tecnologie non offrono solo un vantaggio economico: intelligenza artificiale, machine learning, data analysis e altri strumenti stanno progressivamente alzando la qualità del servizio e l’efficienza dei processi, consentendo ai risparmiatori di raggiungere standard impensabili solo qualche anno fa.

Senza considerare gli effetti positivi sulla sicurezza delle transazioni, un aspetto a cui il cliente è sempre più attento anche alla luce dei recenti episodi di violazione. Per le banche tradizionali insomma la sfida sarà complessa e chi non sarà in grado di affrontarla corre il serio rischio di uscire in tempi rapidi dal mercato. Un rischio che vale anche per gli istituti italiani.

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