Quotarsi è davvero un affare per le fintech?

Wall-Street-1170x650.jpg

Se le start up fintech non mancano, poche finora hanno avuto il coraggio di affrontare il mercato. Il quadro però è destinato a cambiare nei prossimi 12-18 mesi. Secondo la piattaforma PitchBook, a livello globale sono una trentina le start up di innovazione finanziaria con valutazioni attorno al miliardo di dollari, insomma quelli che nel settore vengono soprannominati unicorni. Alcuni di questi sono candidati a una quotazione in tempi brevi, come GreenSky, la controllata di Pimco che ha presentato il filing alla Sec nei giorni scorsi, o l’olandese Adyen che dovrebbe arrivare in borsa entro l’anno.

Se insomma in borsa si sta creando una certa coda, è legittimo chiedersi quale sarà la reazione degli investitori. Specie alla luce del fatto che le fintech arrivate sui listini negli anni scorsi non hanno proprio fatto faville. Valga il caso di Square Inc, la società di pagamenti di Jack Dorsey che, arrivata in borsa nel 2015, fece subito un brutto scivolone. Dopo aver raggiunto una valutazione di 6 miliardi di dollari grazie alle risorse raccolte dai venture capital, Square sbarcò sul listino con una capitalizzazione di appena 3,7 miliardi di dollari. Anche se da allora il gruppo si è ampiamente rifatto, raggiungendo oggi una capitalizzazione di 20 miliardi di dollari con un rialzo del 425%, non c’è dubbio che l’esordio sia stato catastrofico.

Ma il rally post ipo di Square è un’eccezione e alla maggior parte delle fintech è andata peggio. Ad esempio LendingClub e On Deck Capital sono state colpite duramente dai mercati e le loro azioni hanno perso rispettivamente l’82% e il 73% dalla quotazione. La borsa insomma non sembra apprezzare molto le nuove tecnologie finanziarie. La ragione? Secondo il venture capitale newyorchese FinTech Collective sta tutta nella matematica degli analisti. Le grandi ipo fintech vengono tipicamente valutate a multipli generosi, in una forchetta tra 8 e 16 volte i ricavi. Square ad esempio è stata prezzata nella parte bassa della forchetta, a 8,3 volte i ricavi. «Queste valutazioni avvengono a premio rispetto alle fintech già quotati o alle altre istituzioni finnaziarie», spiega il fondo in una recente newsletter ai clienti. «una circostanza che lascia le azioni esposte a brusche cadute quando le condizioni macro peggiorano». Ovviamente si tratta solo di un’ipotesi, ma in molti a Wall Street sono scettici sulle performance delle quotande di quest’anno.

Rispondi