Fintech italiano, un nano che inizia a crescere

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Un nano che sta crescendo. Così potrebbe essere descritto il panorama del fintech che emerge da un report di Pwc e Net Consulting presentato ieri al festival FintechInnovation di Roma. Secondo i dati del Registro delle Imprese, in Italia sono presenti oltre 7.200 startup innovative di cui 235 categorizzabili come realtà operanti nel comparto fintech. I capitali raccolti dalle fintech italiane nel 2016 ammontano a 33,6 milioni di euro, cifra relativamente contenuta se paragonata all’ammontare di capitali raccolti a livello mondiale, tuttavia è in crescita del 77% rispetto al 2015 (19 milioni).

Il comparto italiano, oltre che per ridotti livelli di investimento, si caratterizza anche per la non emersione di realtà a livello globale: tra le prime 100 fintech al mondo
individuate da Kpmg, nessuna italiana è stata menzionata. Tuttavia il fenomeno inizia a prendere piede anche nel nostro Paese: il più grande investimento in una fintech italiana è riconducibile all’operazione nei confronti di MoneyFarm, che ha raccolto 16 milioni nel complesso, di cui 7 nel 2016.

L’Italia sembra esclusa da ogni ruolo principale nello comparto, ma, per la prima volta, nel 2017 Deloitte include il nostro Paese nella classifica dei fintech hub al mondo: in particolare, Milano è indicata come la città che meglio si presta a consentire la nascita e lo sviluppo di startup fintech, data la presenza di numerosi hub a sostegno delle startup Innovative, nonché per esser la sede di Borsa Italiana e per ospitare molti investitori e Big Tech Companies come Google, Cisco, Microsoft o Facebook. Inoltre, di recente è stato inaugurato il Fintech District su iniziativa di Banca Sella.

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Ma qual è il quadro mondiale? Nel 2016 le startup fintech nel mondo hanno raccolto circa 25 miliardi di dollari di investimento, in calo di oltre il 47% rispetto a quanto raccolto nel 2015. Il calo degli investimenti è attribuibile ad un decremento delle operazioni di m&a e di private equity, mentre continuano a crescere gli investimenti di venture capital e corporate venture capital (oltre 22 miliardi di dollari nel complesso).
La composizione geografica dei capitali raccolti, mostra come in America e in Asia si siano concentrati i maggiori investimenti;

In Europa, sebbene Londra continui ad essere la capitale europea del fintech, gli investimenti nel 2016 si sono ridotti del 34% principalmente a causa dell’incertezza legata alla Brexit. Al rallentamento degli investimenti fintech nella City si contrappone la nascita di nuovi ecosistemi in Germania, Francia, Paesi Scandinavi e Israele. In linea con quanto registrato a livello globale, anche in Italia il comparto sta attraversando un
periodo di fermento, pur caratterizzandosi per numero di realtà costituite e quantità degli investimenti ricevuti più contenuti rispetto a molte realtà internazionali.

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