Furti di dati, mai tanti attacchi in banca

Il recente attacco hacker a Capital One (quinto maggiore gruppo americano di carte di credito) ha riacceso il faro sulla sicurezza dei dati bancari, un tema che sarà sempre più strategico nei prossimi anni. Il numero di violazioni informatiche infatti sta crescendo in maniera preoccupante, un trend che gli istituti di credito non possono ignorare. Un dato? Negli ultimi 18 mesi il sistema finanziario internazionale ha subito 3,5 miliardi di attacchi ai propri dati sensibili. Il numero è contenuto in un recente report di Akamai, la piattaforma statunitense specializzata in servizi informatici e gestione del cyber-risk, che evidenzia come la metà di tutti gli attacchi a livello globale abbia interessato proprio il settore dei servizi finanziari.

Più nel dettaglio, tra il dicembre del 2018 e il maggio scorso, sono stati scoperti a livello internazionale 200 mila domini truffa, il 66% dei quali direttamente rivolti a consumatori di servizi finanziari. «Rispetto allo scorso anno abbiamo osservato una drammatica crescita degli attacchi verso credenziali bancarie. Una crescita riconducibile in gran parte ai casi di phishing», spiega Martin McKeay, security researcher di Akamai. «Una delle tecniche più utilizzate dalla criminalità è accedere ai dati sensibili attraverso siti civetta per poi assumerne il controllo oppure rivenderli. Di fatto attraverso questi canali è nata una nuova categoria di crimine organizzato».

Dati in linea a quelli forniti da Affinion in un’altra recente pubblicazione. La società informatica USA ha rilevato che la preoccupazione per il cybercrime sta crescendo a livello internazionale: il Brasile guida la classifica (87%) seguito dagli Usa con il 75% di intervistati preoccupati. In Europa, il livello di Francia, Spagna, Italia e Regno Unito si attesta tra il 60 e il 73%, in netto contrasto con i paesi nordici, in cui si registra un livello relativamente più basso, con ad esempio il 40% in Svezia ed il 42% in Finlandia. In generale, furti (52%) e aggressioni (54%) preoccupano meno dei furti informatici (61%). Nonostante tra i 18 e i 24 anni temano di più i reati tradizionali, dai 35 anni il cybercrime è percepito come il rischio maggiore.

In Italia, dove la preoccupazione si attesta al 63%, il 39% degli intervistati ha subito un reato o conosciuto una vittima del cybercrime (in linea con la media globale). Gli italiani sono più preoccupati dal furto d’identità (81%) e dall’hacking dei social media (80%). Tra i crimini più temuti seguono poi le transazioni fraudolente bancarie o su carta di credito (71%), false chiamate, mail e sms (70%), il furto dell’account e gli acquisti online fraudolenti (68%). Il furto dell’account e quello d’identità sono i crimini informatici in cui la preoccupazione è cresciuta maggiormente negli ultimi 12 mesi. In tutti i Paesi, le donne risultano più preoccupate degli uomini, soprattutto per gli acquisti online (67% vs 59%).

Non stupisce che in questo contesto anche nel nostro Paese le banche stiano drasticamente alzando la guardia. Dall’ottavo Rapporto sulla sicurezza online di ABI Lab (il centro di ricerca e innovazione per la Banca promosso da Associazione Bancaria Italiana), realizzato nell’ambito delle attività di ricerca del CERTFin (Computer Emergency Response Team del settore finanziario), emerge che nel 2018 le azioni si sono concentrate maggiormente sulla formazione del personale specialistico addetto alla sicurezza (per il 73,7% delle banche intervistate), e del personale di filiale (per il 63,2%) per la relazione diretta con la clientela e la relativa assistenza offerta in caso di anomalie. Seguono le attività di formazione Back Office, Help Desk e Contact Center (52,6%).

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