I banchieri conoscono troppo poco la tecnologia

Il settore bancario sta attraversando una trasformazione sempre più impetuosa che coinvolge non solo le strategie industriali, ma anche complessi elementi culturali. In molti casi infatti le resistenze interne possono diventare un freno al cambiamento negli istituti di credito. Ecco perché ceo, direttori centrali e top manager dovranno non solo articolare una strategia che sappia rispondere alle attese del cliente, alla forte competizione e alla trasformazione tecnologica, ma saranno anche chiamati a orientare e indirizzare il capitale umano. Per raggiungere questi obiettivi serviranno soprattutto nuove capacità di leadership.

Su questi aspetti si sofferma una recente ricerca di Deloitte realizzata in collaborazione con la MIT Sloan Management Review. La società di consulenza ha chiesto a oltre 3.300 dirigenti bancari quale sia la competenza più importante per avere successo in un’azienda digitale e le risposte sono state piuttosto interessanti. La dote più richiesta è la capacità di prevedere il cambiamento, un concetto che comprendere la capacità di anticipare trend ed evoluzioni del mercato, fare scelte di business previdenti e risolvere problemi difficili in tempi turbolenti. In altre parole, abbracciare il cambiamento e assumersi il rischio delle scelte possibili.

L’altra competenza ritenuta fondamentale per la leadership in banca è la comprensione della tecnologia, cioè la capacità di utilizzare e sfruttare i social network, gli analytics, il cloud e l’internet delle cose. Una materia su cui ancora oggi c’è un profondo gap ai vertici degli istituti di credito. Per Deloitte anzi la conoscenza della tecnologia è quasi assente, soprattutto nei ranghi intermedi del management. Si tratta per la verità di un caso abbastanza generalizzato nei settori produttivi: negli Usa ad esempio solo una grande azienda su quattro ha più di tre amministratori esperti di tecnologia.

Per colmare questo divario Deloitte consiglia alcune possibili strategie. I dirigenti potrebbero ad esempio fare gli autodidatti, magari frequentando corsi o programmi di aggiornamento. Oppure potrebbero ricorrere al cosiddetto turismo digitale che consiste nel visitare aziende tecnologiche o confrontarsi con il loro management per raccogliere spunti importanti. Infine potrebbero assumere professionisti a cui delegare la gestione dell’innovazione. Di sicuro però i leader che non abbiano solide basi tecnologiche faticheranno non poco a comprendere l’impatto della trasformazione digitale. Ecco perché le istituzioni finanziarie che finora hanno fatto più progressi sul fronte tecnologico sono quelle con il maggior numero di top manager che vengono dall’esterno del settore bancario.

Un’altra caratteristica sempre più indispensabile per i dirigenti bancari sarà la capacità di gestire un cambiamento continuo. Oggi infatti il settore si sta evolvendo a una velocità decisamente superiore al passato e, se tutto muta più rapidamente, gestire questo cambiamento diventerà uno skill irrinunciabile. Ovviamente ceo e direttori centrali non dovranno perdere di vista le altre funzioni dell’attività bancaria che non potranno essere delegate a figure sottoposte. La tecnologia non può mandare avanti da sola una banca senza crediti, marketing, operations, finanza. Il leader che ha in mente Deloitte dovrà saper gestire vecchi e nuovi mestieri, una sfida impegnativa che oggi probabilmente in pochi saprebbero affrontare.

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