I molti ostacoli per chi entra nell’open banking

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Con l’entrata in vigore della direttiva PSD2 e l’inizi dell’era dell’open banking, collaborazione e specializzazione diventeranno le nuove parole d’ordine per il sistema bancario internazionale. La previsione è contenuta nel World FinTech Report (WFTR) 2019, appena pubblicato da Capgemini ed Efma. La ricerca è basata su una survey globale condotta presso 116 istituzioni finanziarie tradizionali e 40 fintech attive nel banking, nei pagamenti, nel lending e nell’investmente managament. A questi soggetti Capgemini ha rivolto una serie di domande che riguardano l’entrata in vigore dell’open banking e le problematiche connesse, soprattutto nella relazione con i partner industriali.

Secondo la società di consulenza americana il sistema finanziario sta passando in una fase battezzata Open X nell’ambito della quale banche e fintech stringeranno ulteriormente la propria collaborazione, dando vita a una serie di marketplace integrati con ruoli specializzati per ciascun intermediario e una scambio costante di dati e servizi.

Questa nuova fase spingerà il sistema a ripensare prodotti e servizi, elevando il livello di customer experience e spingendo sul canale dell’innovazione. Il fulcro di questa rivoluzione sarà rappresentata dagli Application Program Interface (Api), le strutture che consentono alle terze parti di accedere ai sistemi e ai dati bancari in un ambiente controllato, fungendo di fatto da catalizzatore nel processo di integrazione. Un processo che aiuterà anche a ridurre le frodi, potenziare l’interoperabilità, aumentare la velocità del mercato e incrementare la scalabilità. Per Capgemini però gli attori del nuovo ecosistema dovranno monitorare con attenzione anche gli elementi di criticità, a partire dalla tutela della privacy e della sicurezza. Sono questi due del resto i maggiori elementi di preoccupazione per gran parte del sistema bancario e per circa la metà delle fintech censite nel campione.

Il report punta poi l’indice sugli ostacoli operativi che gli intermediari dovranno superare per arrivare a una piena implementazione del modello Open X. Il maggiore di questi ostacoli, a sentire i diretti interessati, è la differenza culturale tra istituti di credito tradizionali e nuovi player digitali a cui si sommano le barriere nei processi e la mancanza di una visione strategica di lungo periodo. Non a caso ancora oggi solo il 26% dei dirigenti bancari e il 43% dei top manager nelle fintech ritiene di aver sviluppato un vero e proprio progetto di open banking, stabilendo una relazione proficua con un partner industriale.

Del resto non si può negare che il cambiamento richiesto alle banche tradizionali sia radicale. Nel nuovo scenario dell’open banking gli intermediari dovranno infatti ridefinire il proprio ruolo scegliendo fra tre macrocategorie: fornitori, cioé sviluppatori di prodotti e servizi, aggregatori, soggetti che combinano prodotti e servizi e li distribuiscono attraverso i propri canali tenendo le relazioni con la clientela e orchestratori che agiranno da connettori e coordinatori sul mercato, facilitando le interazioni tra partner.

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