Il grande dubbio di Wall Street: resto in banca o fondo una fintech?

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Negli Usa è diventato un problema da divano dello psicoanalista. Molti banker sono indecisi se restare ai desk di Jp Morgan o Goldman Sachs o lanciarsi nel fintech. La questione, tutt’altro che secondaria, è oggetto di approfondimenti sulla stampa specializzata e nei blog (valga su tutti www.efinancialcareers.com, il blog dedicato alle carriere nel mondo dei servizi finanziari).

Capita che questi organi di informazione vengano inondati da email di banker tormentati da dubbi sul proprio futuro professionale. Si sa del resto che, malgrado stipendi e bonus milionari, la vita nei desk di Wall Street non è sempre una passeggiata di salute. «Quando fai un duro lavoro in una professione come il banking, capita di essere intrigati da cose come il fintech. Cose che suonano bene, ma hanno un significato abbastanza vago», puntualizza un ex managing director di Goldman Sachs e blogger per What I Learned on Wall Street (WilowWallStreet.com). «È facile annoiarsi nel costruire tabelle e grafici per tutto il giorno e cominciare a pensare che il magico mondo del fintech possa riempirci di milioni di dollari magicamente piovuti dal cielo».

Ma, come per tutte le bolle finanziarie, le cose non stanno esattamente così e gli esperti ci tengono a mettere in guardia i banker: «Solitamente rispondo alle loro email consigliando di lavorare nel fintech per 18-24 mesi, il tempo necessario per stancarsi di vivere dei propri risparmi, se non arrivano guadagni e clienti. A quel punto la gente realizza davvero quanto gli manchi il posto in banca», spiega l’autore di What I Learned on Wall Street. E infatti, sono numerosi i banker che invertono la rotta e tornano con la coda tra le gambe sulle scrivanie degli istituti di credito. «Non sto dicendo che non si possa avere fortuna nel fintech, sto dicendo che il viaggio sarà lungo. Buona fortuna se decidete di imbarcarvi».

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