Il modello di business motore del risiko bancario

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Nelle cronache finanziarie si torna a parlare di risiko bancario, il calciomercato di analisti e banker. Andando alla ricerca di un denominatore per la futura stagione di aggregazioni MF-Milano Finanza si è accorta di un fatto interessante: tutti gli istituti ufficialmente sul mercato hanno una forte dipendenza dall’intermediazione tradizionale. Gli interessi netti di questi istituti rappresentano ben oltre la metà del margine di intermediazione primario, l’indicatore della gestione caratteristica. Per Mps siamo al 53%, per Carige al 55,4% e per Creval al 57,3%.

Con i tassi a zero e la rivoluzione tecnologica alle porte, si avrebbe gioco facile a scommettere che queste banche restino zitelle ancora per qualche tempo. O forse no. Le circostanze infatti potrebbero cambiare e a segnare il passo dovrebbe essere proprio la politica monetaria di Bce. Da questo punto di vista, spiega MF-Milano Finanza, è particolarmente prezioso un report pubblicato recentemente da Mediobanca. Nella disamina dedicata alle banche europee l’analista Andrea Filtri fa una simulazione sull’impatto di un rialzo dei tassi di interesse, previsto tra la fine del 2019 e il 2020. Un aumento di 30 punti base, ad esempio, potrebbe incrementare del 7,7% il margine di interesse di Carige , del 6,2% quello del Credito Emiliano e del 6,6% quello di Ubi Banca. Una ragione in più per aspettarsi che la politica monetaria influenzi la redditività di istituti ancorati a business tradizionali e diventi la scintilla del consolidamento.

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