Intelligenza artificiale, gap da colmare nella Ue

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L’intelligenza artificiale è destinata a diventare uno dei fattori trainanti della competizione economica nei prossimi anni. A differenza di quanto avviene negli altri settori dell’innovazione tecnologica, per l’intelligenza artificiale le dimensioni non contano. In questo comparto infatti l’innovazione è il risultato del lavoro costante di laboratori, piattaforme digitali e soprattutto start up. Queste ultime stanno proliferando in campi come il riconoscimento dell’immagine, il natural language processing e la guida autonoma, solo per citare alcuni settori. Creare le condizioni favorevoli per la proliferazioni di queste realtà è un presupposto fondamentale per paesi che vogliano giocare un ruolo nell’innovazione digitale e, più in generale, nella futura crescita economica.

A dirlo con chiarezza è un recente report di Roland Berger che compie una prima mappatura dell’ecosistema dell’intelligenza artificiale a livello globale. La società di consulenza tedesca ha infatti analizzato circa 3.500 società in giro per il mondo: la maggior parte di esse (1.393, circa il 40% del totale) sono concentrate negli Usa che si confermano così l’economia più favorevole per lo sviluppo delle start up. In seconda posizione viene l’Europa con il 22%, poi la Cina con l’11% e Israele con il 10%. Tra i paesi europei spiccano Uk, Francia e Germania, mentre l’Italia risulta fortemente in ritardo. I dati della ricerca dimostrano che in Europa manca una strategia concreta per creare un ecosistema continentale dell’AI.

Manca ad esempio una connessione tra il lavoro delle start up e i settori industriali tradizionali come l’energia, l’automotive e l’agricolatura. Anche nei settori in cui le start up europee sono maggiormente concentrate (come la robotica, l’internet delle cose o le auto a guida autonoma) il gap con quanto avviene in altri continenti è profondo. Il che dimostra che manca una regia politica e una politica industriale chiara. In questo contesto Roland Berger suggerisce due mosse: individuare e potenziare i campioni europei dell’intelligenza artificiale e metterli in contatto con l’industria tradizionale per migliorare la competitività dei settori. Se questi due obiettivi non verranno presi sul serio, spiega la società di consulenza, l’economia europa e le sue aziende rischiano di restare indietro rispetto ad altre macro-regioni come l’America e l’Asia

Scendendo più nel dettaglio il report suggerisce tre approcci: favorire attraverso benefici fiscali e societari quelle che vengono definite Young European Startup, cioè aziende dinamiche e innovative in grado di guidare il progresso tecnologico. Investire in queste start up attraverso programmi comunitari che forniscano alle aziende più promettenti i fondi necessari per crescere. E attrarre talenti, cioè creare un contesto favorevole all’arrivo di professionisti e ricercatori da altri continenti per contribuire allo sviluppo tecnologico ed economico.

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