Digitale in banca, qualche consiglio per l’uso

Se finora ha mosso i suoi primi passi, l’adozione dell’intelligenza artificiale nel mondo dei servizi finanziari dovrebbe accelerare nei prossimi anni. Secondo un recente studio di Accenture, il 77% degli istituti di credito a livello internazionale ha in programma di usare l’intelligenza artificiale su larga scala nei prossimi tre anni. Un’altra ricerca, questa volta di Autonomous Next, parla di potenziali risparmi di costi per 450 miliardi di dollari per il settore bancario entro il 2030.

Se insomma la corsa è iniziata, gli esperti suggeriscono alle banche alcuni accorgimenti di base nel processo di applicazione delle nuove tecnologie. In primo luogo gli istituti devono poter contare su un rapido, sicuro e affidabile network per gestire e trasferire i dati, oltre che su un’infrastruttura cloud. L’intelligenza artificiale richiede infatti l’accesso a un ampio quantitativo di dati che può raccogliere, analizzare e usare per prendere decisione. Partire svantaggiati su questo fronte può essere rischioso.

In secondo luogo serve un vero sforzo di formazione della forza lavoro. In un futuro non molto lontano bancari e intelligenza artificiale lavoreranno insieme per risolvere problemi. Uno scenario che renderà obsolete alcune figure professionali e ne richiederà di nuove sulle quali le banche dovranno investire. E qui si tocca un tasto dolente perché, secondo Accenture, solo un dipendente bancario su quattro oggi sarebbe pronto per lavorare con le nuove tecnologie. La trasformazione però viene guardata con discreto ottimismo: secondo il 67% per centro dei lavoratori dell’industria finanziaria infatti il digitale potrebbe creare nuove opportunità di lavoro e dunque tutelerebbe, nei fatti, l’occupazione.

La terza premessa per le banche sarà garantire stringenti requisiti di sicurezza e privacy. Al tema i consumatori sono sempre più sensibili e l’entrata in vigore della Gdpr ha ulteriormente alzato i requisiti richiesti in questi ambiti. I dati del resto sono il patrimonio più prezioso di cui dispongono le banche e il vero vantaggio competitivo rispetto ai giganti tecnologici. Ecco perché saperli gestire in sicurezza sarà la premessa per conservare e ampliare le quote di mercato in futuro.

Ultima precondizione per entrare nel mondo dell’intelligenza artificiale sarà restare connessi con la clientela. Le nuove tecnologie stanno plasmando un nuovo approccio all’utente dei servizi finanziari, ma non andranno a sostituire il fattore umano. Cadere in questo equivoco potrebbe essere fatale per le banche. Lungi dallo scomparire, il dipendente in carne e ossa continuerà a giocare un ruolo fondamentale nella relazione con il cliente, offrendo consulenza, orientamento e assistenza. Anche nel mondo della finanza robotizzata insomma continuerà a esserci spazio per il fattore umano. Purché le banche sappiano selezionarlo, formarlo e valorizzarlo.

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