Attenti al digital gap. Un bancario su due teme di diventare inutile

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Quello bancario è il settore che potrebbe risentire più di tutti del digital gap, cioè dell’inadeguatezza delle competenze tecnologiche e i professionisti italiani sono quelli più spaventati dalle conseguenze. Sono queste alcune conclusioni contenute in un recente report che Capgemini ha dedicato al Digital Talent Gap, in collaborazione con il social network professionale LinkedIn.

«Quasi ogni settore produttivo è d’accordo sul fatto che oggi esiste un gap digitale», esordisce la società di consulenza. «Ma anche se le aziende discutono spesso di questo problema, le iniziative prese per superarlo sono rare». Anzi, a dire il vero «circa la metà delle aziende che abbiamo analizzato ammette di non aver preso sul serio il digital gap negli ultimi anni». Capgemini ha infatti esaminato un campione di 1.250 professionisti, sia dipendenti che top manager, senza ovviamente trascurare i responsabili delle risorse umane.

Ma vediamo più da vicino i risultati relativi al settore bancario. Il campione intervistato è molto preoccupato per il proprio futuro: se il 30% della platea ritiene che le proprie attuali competenze possano rivelarsi inutili entro un paio d’anni, la percentuale sale bruscamente al 44% se si porta l’orizzonte a cinque anni. I lavoratori del settori bancario sono insomma in assoluto i più scettici sul proprio futuro professionale dopo quelli dell’automotive.

A dire il vero un po’ tutti i professionisti italiani sono pessimisti sugli effetti della trasformazione tecnologica, se è vero che il 48% della platea ritiene che le proprie competenze possano rivelarsi inutili entro cinque anni, la percentuale più alta dopo quella dell’India. Ciò nonostante i nostri professionisti non sono particolarmente autocritici in materia di formazione, visto che solo il 43% della platea ritiene il proprio digital gap superiore alla media internazionale. Che fare insomma? L’unica soluzione possibile è recuperare il terreno perduto in questi ultimi anni è fondamentale per evitare le conseguenze più catastrofiche del digital gap. «In un’economia sempre più digitale quei settori che riescono a chiudere il gap avranno un vantaggio competitivo su chi non ce la farà. Un strategia di intensa formazione che combini gli obiettivi industriali dell’azienda con le necessità del professionista è insomma un ingrediente decisivo per una trasformazione tecnologica sostenibile e di successo», conclude Capgemini.

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