Il regolatore Usa alza la guardia su Amazon & C

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La vigilanza bancaria alza la guardia sulle attività dei colossi tecnologici nell’ambito dei pagamenti. La Fed, la banca centrale Usa, starebbe monitorando le recenti operazioni finanziarie delle BigTech: a muoversi sarebbe stato il vice presidente Randal Quarles, il più influente watchdog del sistema bancario americano, che proprio in questi giorni avrebbe avviato un serio approfondimento sui rischi che i giganti tecnologici stanno ponendo per il comparto.

Anche se Quarles non ha preso alcuna iniziativa, non si escludono interventi decisivi in tempi brevi. Interventi favoriti dal fatto che l’amministrazione Trump ha da tempo messo nel mirino i colossi della tecnologia, non solo in relazione alla crescita nei servizi finanziari. Del resto proprio negli ultimi mesi le bigtech si sono dimostrate più attive che mai: Amazon ha lanciato un servizio di conto corrente rivolto ai millennials in tandem con Jp Morgan, mentre Google e Facebook stanno entrando con decisione nel settore dei pagamenti e Quarles sta guardando a soluzioni legate al machine learning nell’ambito del credito.

Insomma l’assedio al sistema bancario tradizionale si fa più stretto e la lobby di Wall Street teme che mese dopo mese la competizione possa farsi sempre più intensa.
Anche in Europa del resto i banchieri delle maggiori istituzioni finanziare stanno chiedendo a Bruxelles e a Bce di prendere posizione sull’offerta dei giganti tecnologici, soprattutto dopo l’entrata in vigore della direttiva PSD2 che, con il concetto di open banking, ha fatto cadere molte barriere tra i due settori.

Parlando a un evento a Bruxelles il presidente di Bnp Paribas Jean Lemierre ha ad esempio sottolineato che l’obiettivo del sistema e del legislatore dovrebbe essere la tutela dei depositi, oggi messi nel mirino dai nuovi soggetti entrati con vigore sul mercato dei pagamenti. Una posizione condivisa anche dal numero uno del Santander, Ana Botin, che ha chiesto un quadro condiviso di regole per tutti gli attori del sistema finanziario, in modo da poter competere ad armi pari. Eppure finora i legislatori comunitarsi si sono mostrati piuttosto riluttanti ad agire: «Il nostro timore è che una regolamentazione eccessiva possa soffocare l’innovazione», ha dichiarato Bill Coen, segretario generale del Comitato di Basilea. Una posizione cauta dietro la quale qualcuno vede il tentativo di evitare uno scontro con i giganti Usa.

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