Fintech, Wirecard caccia Commerz dall’indice Dax

Sono molti i segnali della rivoluzione in corso nei servizi finanziari. Alcuni, di natura prettamente speculativa, risultano particolarmente efficaci per sintetizzare gli umori del mercato. In Germania la fintech Wirecard specializzata nei pagamenti online, sta per spingere Commerzbank fuori dal Dax 30, il listino principale della borsa di Francoforte. La notizia è stata diffusa nei giorni scorsi dalla Borsa Tedesca che ha svelato la nuova composizione dell’indice che raggruppa le principali società quotate del Paese.

Il dato è particolarmente significativo perché Commerzbank è la seconda maggiore banca della Germania ed è stata uno dei membri fondatori del Dax circa tre decenni fa. Ultimamente però l’istituto non gode di buona salute: è stata infatti salvata dallo Stato durante la crisi finanziaria e le sue azioni hanno bruciato due terzi del proprio valore da gennaio per arrivare a una capitalizzazione di borsa di circa 10 miliardi di euro, la più bassa tra i membri del Dax.

La storia di Wirecard invece è l’esatto opposto. La fintech è uno dei casi di successo del settore e ha visto il prezzo delle proprie azioni balzare del 110% quest’anno, arrivando a una capitalizzazione di oltre 23 miliardi di euro. Un risultato davvero notevole se si pensa che Deutsche Bank, la prima banca tedesca, vale in borsa appena 20,5 miliardi.

Il successo del resto parte lontano: Wirecard ha debuttato a soli 5 euro per azione il 18 ottobre 2000, in un periodo in cui il concetto stesso di fintech era ancora di là da venire. Da allora il valore del titolo è cresciuto di ben trenta volte, mentre gran parte del comparto bancario ha perso quota e oggi vale spesso meno del patrimonio per i problemi di redditività e di capitale noti a tutti.

Bolla? Non è detto visto che i numeri della fintech testimoniano fondamentali sani. Finora il modello di business di Wirecard ha incontrato riscontri positivi tra i risparmiatori. In Italia la fintech è nota soprattutto per Boon, una app di mobile payment che proprio l’anno scorso ha iniziato a prendere piede nel nostro Paese con l’arrivo di Apple Pay. Servizi come questo si stanno diffondendo in diversi paesi europei e dimostrano che, per il momento, la fiducia degli investitori nel titolo è ben riposta.

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