Perché il cashless può contrastare l’evasione

L’evasione è un problema lo Stato Italiano si trascina da sempre. Non a caso il contrasto il nero è uno dei principali obiettivi di politica fiscale per i prossimi anni, come individuati nell’atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale per gli anni 2019-2021. Un obiettivo che, oltre ad aumentare le entrate, potrebbe dare un contributo importante alla riduzione della pressione fiscale sui contribuenti.

Per raggiungerlo potrebbe essere determinante sfruttare gli strumenti cashless. Secondo quanto risulta dalla quarta edizione del report «Cashless Revolution: a che punto siamo e cosa resta da fare per l’Italia», elaborato da The European House – Ambrosetti e dalla Community Cashless Society, se in Italia aumentassero i pagamenti digitali e diminuissero le transazioni regolate in contanti si ridurrebbe infatti l’incidenza dell’economia sommersa e dell’Iva evasa rispetto al Pil, fino a toccare valori, rispettivamente, compresi tra l’11,8% e l’8,8% e l’1,6% e lo 0,4%.

Grazie a tali riduzioni, si recupererebbero, quindi, tra un minimo di 11,3 miliardi di euro e un massimo di 63,5 miliardi di euro di economia sommersa e tra 6 miliardi di euro e 28 miliardi di euro di Iva evasa. Il report evidenzia, peraltro, come l’economia «non osservata» ammonti a circa 212 miliardi di euro, pari a oltre il 12% del prodotto interno lordo nazionale: 192 miliardi di euro sono generati dall’economia sommersa, mentre la rimanente parte riguarda le attività illegali.
Il rapporto prospetta quindi tre possibili scenari, sino al 2025, per valutare il contributo della diffusione dei pagamenti cashless alla riduzione dell’economia sommersa e del gap Iva.

Lo scenario base si basa sull’ipotesi che la curva di accelerazione dei pagamenti elettronici in Italia sia analoga a quella osservata negli ultimi anni. Il secondo scenario, quello intermedio, prevede invece che nei prossimi anni si sia un’evoluzione tecnologica tale da spingere i cittadini a utilizzare maggiormente i pagamenti elettronici. In tale contesto, l’Italia potrebbe allinearsi ai valori attuali dei pagamenti cashless dell’Unione europea. Infine, nello scenario accelerato, si prevede un allineamento dei valori dei pagamenti elettronici al best performer in Europa per numero di transazioni pro-capite, ossia la Danimarca.

L’Italia è del resto, oggi, tra le 35 peggiori economie al mondo per incidenza del contante sul valore del Pil e lo studio rileva che più dell’80% dell’economia non osservata deriva da sotto dichiarazione (45,5%) e da lavoro irregolare (37,2%), con oltre 3,7 milioni di unità di lavoro irregolare, pari al 15,6% del totale delle unità lavoro. A livello geografico, secondo lo studio, sono peraltro soprattutto le regioni del Mezzogiorno a contraddistinguersi per un’elevata incidenza del sommerso e su un basso utilizzo dei pagamenti digitali, mentre i primi tre best performer sono la Provincia Autonoma di Bolzano, la Lombardia e la Provincia Autonoma di Trento.

Il report evidenzia, inoltre, che in termini di «Vat gap», ossia la differenza tra l’ammontare delle entrate Iva effettivamente riscosse e le entrate teoriche che si potrebbero riscuotere sulla base dei risultati economici, l’Italia, con un ammontare di 35,9 miliardi di euro, pari al 25,9% del totale Iva riscuotibile e al 2% del Pil nazionale, guida la classifica dei 28 Paesi dell’Ue (basti pensare che l’intero Vat gap europeo ammonta a 147,1 miliardi di euro, di cui circa un quarto generato dall’Italia).

Quattro sono infine le proposte per contrastare il sommerso attraverso l’incentivazione dell’utilizzo degli strumenti di pagamento cashless: introdurre l’obbligo di una percentuale minima obbligatoria di spese annue da sostenere con strumenti di pagamento elettronici per poter beneficiare della detraibilità fiscale; prevedere meccanismi che disincentivino comportamenti cash-based, a partire dall’attuazione del regime sanzionatorio per esercenti e professionisti che non accettano i pagamenti con Pos; istituire un meccanismo cashless per la riscossione degli assegni sociali e degli assegni pensionistici; ridurre la soglia all’utilizzo del contante riportandola ai livelli pre-2016, quando era pari a mille euro, o inferiori, prevedendo altresì un meccanismo di controllo per sanzionare coloro che non rispettino la norma.

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