L’incerto futuro di Sia senza Arrighetti

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Che succederà a Sia? La domanda si rincorre nel mondo della finanza dopo le improvvise dimissioni dello storico amministratore delegato Massimo Arrighetti (in foto) che in questi anni è stato il regista della crescita della società. Arrighetti ha lasciato l’incarico nei giorni scorsi, con una scelta che fonti vicine al manager riconducono a motivazioni personali anche se sul mercato non sono mancate speculazioni di carattere diverso. Non è un mistero del resto che Arrighetti avesse idee molto chiare per il futuro del gruppo milanese.

Sia avrebbe dovuto approdare in borsa entro la fine del 2019 consentendo in tal modo l’uscita della F2I di Vito Gamberale e del Fondo Strategico Italiano di Maurizio Tamagnini e facendo della società una public company saldamente guidata dal management. In passato però non sono mancate idee diverse sia ai vertici di Cassa depositi e Prestiti (che di Sia è azionista indiretto) che nel governo. Ad esempio lo scorso anno era emersa l’ipotesi di un’integrazione con Poste Italiane che avrebbe diversificato ulteriormente l’attività del gruppo guidato da Matteo Del Fante.

Così come non è mai del tutto tramontata l’idea di una cessione che remuneri gli attuali azionisti a multipli significativi. Il candidato numero uno da questo punto vista sarebbe Nexi, l’ex Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane, che negli anni scorsi si è visto sfilare l’ambita preda proprio da Cdp. Insomma sul mercato non mancano le suggestioni che riconducono l’uscita di Arrighetti alle scelte sui futuri assetti proprietari di Sia. Scelte che pure, al momento, appaiono tutt’altro che scontate con i vertici di Cdp in scadenza e un quadro politico tutt’altro che prevedibile. L’unica certezza è che il gruppo milanese ha perso il suo numero uno (ne prenderà le deleghe Nicola Cordone il prossimo 15 giugno) e che il suo futuro appare incerto.

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