Londra gioca la carta fintech per riscattarsi da Brexit

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Il fintech può diventare una fonte decisiva di posti di lavoro nel mondo della finanza. Se il ritardo scontato dal’Italia ha messo finora in secondo piano questo tema, nei paesi in cui la svolta digitale è ormai consolidata si comincia a ragionare seriamente sulle opportunità occupazionali del settore. Ad esempio in Uk la comunità finanziaria è particolarmente sensibile al tema che, non a caso, viene oggi cavalcato mentre la Brexit entra nel vivo. La ragione? Secondo una ricerca di Innovate Finance e di WPI Economics nei prossimi dieci anni il comparto potrebbe creare 30 mila nuovi posti di lavoro che porterebbero a 100 mila gli addetti complessivi entro il 2030.

Il report sottolinea l’importanza di attrarre talenti dall’estero, rilanciando così il ruolo di hub della piazza londinese: il fintech inglese, si sostiene, dipende infatti per oltre il 40% da professionisti che vengono da oltre confine, il 28% delle quali arriva da paesi dell’unione europea. Ecco perché i lobbisti stanno cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica per promuovere politiche flessibili in materia di immigrazione. In questo modo si potrebbe colmare una mancanza di professionisti altamente formati che costerebbe al paese una perdita da 360 milioni di sterline. «Attrarre talenti è un problema globale che riguarda tutti i settori della nostra economia. Non faccio questa considerazione alla luce della Brexit, anche se la Brexit ha dato particolare risalto alla questione e rischia esacerbarla in futuro», spiega Charlotte Crosswell, ceo di Innovate Finance.

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