Nuove filiali, ecco come e dove aprirle

Il futuro delle filiali bancarie è uno dei temi centrali della rivoluzione tecnologica che sta investendo il mondo della finanza. Un tema oggi particolarmente dibattuto negli USA dove, malgrado la forte concorrenza dei nuovi canali digitali, alcuni grandi gruppi hanno ricominciato ad espandere la propria rete fisica. Jp Morgan Chase ad esempio ha annunciato l’apertura di 400 nuove filiali nei prossimi quattro anni per raggiungere i mercati in cui non è presente.

Quel che è certo è che nell’ultimo decennio il ritmo di crescita delle reti si è notevolmente contratto: in media è sceso del 60% rispetto ai livelli pre-crisi con circa 900 nuove filiali l’anno rispetto alle 2.300 del 2005-2006 nei soli Stati Uniti. La ragione non è solo legata alla necessità di ridurre i costi per dare fiato ai conti economici, ma anche a specifiche dinamiche di mercato. Dopo la crisi la crescita dei depositi bancari è progressivamente rallentata: le filiali aperte di recente raggiungono appena i 50 milioni di depositi nei primi cinque anni di attività, una media decisamente inferiore a quella pre-crisi. Meno depositi significa meno ricavi e quindi un ritorno più basso dell’investimento fatto dalla banca.

Se insomma il contesto di mercato è cambiato, anche al netto dello choc tecnologico, banchieri e consulenti si interrogano su quali strategie seguire per gestire le reti fisiche. La regola su cui molti concordano è che la scelta della location delle nuove filiali deve essere molto più selettiva che in passato. Oggi gli istituti preferiscono concentrarsi su un numero molto ristretto di città e aree metropolitane, individuando quelle da cui si attendono i ritorni maggiori. Prima della crisi le prime cinque aree metropolitane USA contenevano il 24% delle nuove filiali, mentre oggi la percentuale è salita 27%: la concentrazione insomma va crescendo.

Chiaramente la preferenza va ai mercati maggiori: negli USA le banche stanno aprendo le nuove filiali principalmente nelle aree in cui i depositi (cioè, di fatto, la ricchezza personale) cresce a un ritmo del 30% più alto rispetto alla media nazionale. Questo però non significa necessariamente che le banche oggi trascurino le aree rurali: il 23% delle nuove filiali aperte dopo il 2008 insiste ancora in queste zone che spesso hanno in ritmo di crescita dei depositi inferiore alla media nazionale. Nel medio periodo il rischio però è che il processo di concentrazione penalizzi le aree periferiche. Oggi infatti l’apertura di un nuovo sportello è un’operazione più costosa che in passato, proprio perché i ritorni in termini di ricavi da intermediazione sono più bassi. Le banche devono insomma muoversi con prudenza e trattare come maggiore oculatezza l’investimento.

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