Open banking non pervenuto tra gli esercenti europei

Quanti ritardi sull’open banking. Si avvicina la scadenza di settembre quando, come previsto, entrerà in vigore la nuova direttiva europea PSD2 sui servizi di pagamento. Per banche, fintech e retailer sarà un passaggio storico, anche se in molti non hanno ancora pienamente messo a fuoco la portata del cambiamento.

Secondo i dati raccolti da Mastercard in 17 Paesi, la gran parte dei retailer del commercio elettronico in Europa, ovvero il 75% degli intervistati, non è a conoscenza delle novità introdotte dalla PSD2. Tra chi invece ne ha una seppure vaga idea, solo il 14% supporta già i requisiti previsti dalla normativa, mentre il 51% è intenzionato a muoversi dopo la scadenza di settembre 2019 o a non muoversi affatto. Un dato che va in controtendenza con la sempre più pervasiva presenza degli strumenti di pagamento digitale nei consumi. Oggi l’80% dei cittadini europei utilizza lo smartphone per fare acquisti, per quanto si registri ancora un elevato abbandono del carrello prima della finalizzazione dell’acquisto, pari al 20-25%.

I ritardi dei retailer fanno il paio con quelli delle banche. Entro lo scorso 14 marzi gli istituti avrebbero dovuto essere pronti per esporre in ambiente di collaudo le Api, cioè le applicazioni che permetteranno alle terze parti di effettuare test sui servizi obbligatori. Molte banche però hanno mancato la scadenza. Circa la metà degli istituti di credito europei (41%) è in ritardo e le terze parti (fintech, start up tecnologiche o altri operatori) non hanno ancora avuto la possibilità di fare sperimentazioni sulle Api. Tradotto: salvo proroghe, bisognerà correre per rispettare la scadenza del prossimo 14 settembre, quando la PSD2 diventerà operativa a tutti gli effetti.

Il dato è contenuto in una ricerca della piattaforma svedese Tink che ha condotto un sondaggio tra 442 banche europee, mettendo in luce le problematiche nel processo di adozione. La ricerca copre una decina di mercati e dimostra come i sistemi bancari nazionali procedano a velocità diverse: molto spediti la Germania e i paesi scandinavi, più lento il Sud Europa.

Secondo Tomas Prochazka, VP of Product di Tink: «la ricerca mostra che PSD2 presenta un consistente livello di complessità per le banche. Molti punteranno l’indice sugli istituti che sono in ritardo, ma dobbiamo riconoscere che realtà di ogni dimensione stanno lottando una tabella di marcia molto impegnativa per raggiungere ottemperare alle richieste della normativa. In pochi mesi tre obiettivi dovranno essere raggiunti: gli intermediari devono avere il controllo dei dati, le terze parti devono poter accedere e i policy maker devono creare un mercato trasparente», conclude Prochazka.

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