Per il fintech italiano 2017 record, ma resta il gap con l’Europa

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Il fintech italiano accelera, ma non abbastanza per entrare nella top 10 europea: dei circa 100 milioni di dollari iniettati nel settore dal 2010, un terzo è stato infatti investito nel 2017. Lo rivela uno studio di Accenture diffuso oggi in occasione del FintechStage
Festival in corso a Milano. Malgrado i progressi fatti, l’Italia rimane comunque al dodicesimo posto in Europa per investimenti complessivi in Fintech, alle spalle di paesi come Belgio, Finlandia e Spagna. «È fondamentale accelerare il percorso di innovazione e fare un netto salto di qualità posizionandosi tra i leader europei», afferma il director financial services lead di Accenture Italia, Mauro Macchi.

L’analisi del mercato finanziario europeo mostra una profonda trasformazione: c’è stata infatti una significativa riduzione del numero di operatori tradizionali che sono passati da 8.500 a circa 5.300 (- 40%) a favore dell’ingresso di altri attori di origine fintech (oltre 800), che quindi rappresentano già oggi il 12% degli operatori europei (challenger banks, payments, specialist). Questo scenario apre la strada a nuovi ecosistemi dove si assiste ad un forte passaggio da logiche puramente competitive a logiche collaborative che vedono protagonisti gli operatori tradizionali del banking, le fintech e player di altri settori industriali. Diverse analisi evidenziano anche un chiaro premio per le istituzioni finanziarie che hanno intrapreso importanti processi di innovazione, attivato strutture organizzative dedicate alla digitalizzazione e all’innovazione aperta, costituito corporate venture capital, che presentano percentuali di valore futuro maggiori di almeno 30% rispetto alle realtà meno dinamiche.

Dal FintechStage festival emergono indicazioni su come accompagnare lo sviluppo delle Fintech. Tra le proposte emerse nel corso della mattinata c’è la creazione di un incubatore nazionale, come Swave in Francia, o di strutture di sistema che possano facilitare l’open innovation o la cooperazione tra banche e fintech (come Londra, Berlino e Stoccolma). Inoltre aiuterebbe una politica industriale focalizzata su aree specifiche (ad esempio Insuretech o Regtech) invece di un approccio più generalista e, infine, il coinvolgimento dei maggiori operatori tradizionali.

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