Banche, priorità alla formazione digitale. Ma l’Italia è in ritardo

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Sarebbe interessante sapere quanto le banche italiane stanno investendo per colmare il digital gap dei propri dipendenti. Il segreto è uno dei meglio custoditi. Non così all’estero dove alcuni grandi istituti non fanno mistero delle cifre in gioco per aggiornare la propria forza lavoro. Ad esempio la Ocbc Bank di Singapore ha stanziato ben 20 milioni di dollari per un programma di trasformazione digitale che coinvolgerà tutti i suoi 29 mila dipendenti.

L’iniziativa, battezzata Future Smart Programme, avrà una durata di tre anni e consentirà ai dipendenti di aggiornare drasticamente le proprie competenze, ad esempio un cassiere potrà trasformarsi in un data scientist. La tabella di marcia sarà più intensa che mai con 6.000 sessioni online, lezioni frontali, workshop e seminari. Sono inoltre previsti gruppi di lavoro che elaboreranno veri e propri progetti digitali per la banca. «La velocità con cui la tecnologia sta cambiando ci rende vulnerabili. Professionalità che ci sono oggi potrebbero non esserci più domani», ha dichiarato Jason Ho, responsabile delle risorse umane di Ocbc Bank.

«Le aziende devono pertanto prendere iniziative che assicurino ai dipendenti le competenze digitali necessarie per restare sul mercato. In gioco c’è molto di più che creare competenze. Noi dobbiamo creare una struttura mentale che ci permetta di restare continuamente aggiornati sulle novità», conclude Jason Ho. Curiosamente le banche asiatiche sono oggi le più attive in queste iniziative di aggiornamento professionale. Basti pensare che solo qualche giorno fa la Malaysia’s Maybank ha annunciato un programma da 7,6 milioni di dollari per colmare il digital gap della propria forza lavoro. Numeri che in parte spiegano perché a trainare l’innovazione finanziaria sia sempre di più l’Estremo Oriente.

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