Per le fintech italiane 30 milioni di investimenti nel 2017

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È tempo di un primo bilancio per il fintech italiano. La sede per farlo oggi è stato Fintech Innovation, la kermesse in corso all’Auditorium Città della Musica di Roma fino a domani. L’iniziativa si prefiggere di andare oltre gli slogan che circondano il settore per discutere con imprese, professionisti, startup, istituzioni finanziarie e policy-maker, le opportunità concrete che l’innovazione digitale nel settore finanziario offre e offrirà per migliorare i processi aziendali ed i servizi.

All’apertura dei lavori una ricerca di Pwc e NetConsulting Cube ha fatto il punto sull’evoluzione del settore e sulle potenzialità che oggi ci si intravedono per l’innovazione finanziaria in Italia. Sono 235 le fintech attive nel nostro Paese e lo scorso anno hanno raccolto circa 30 milioni di investimenti. Tutto del resto è relativo perchè, se in un paese in cui l’innovazione digitale muove i primi passi 30 milioni possono sembrare un traguardo significativo, in mercati evoluti come Uk o Usa sarebbero un’inezia. Basti pensare che la banca digitale inglese Revolut da sola ha appena raccolto 250 milioni di sterline. In ogni caso start up censite sono più che raddoppiate rispetto al 2015 e le contraddistinguono l’applicazione di tecnologie digitali come big data, Internet delle cose, blockchain e intelligenza artificiale al settore bancario e assicurativo. E per il futuro, spiega la curatrice del rapporto, Rossella Macinante, «sempre più normative incoraggiano lo sviluppo e la crescita di startup fintech» come la direttiva europea Psd2.

«Questi nuovi strumenti finanziari possono sostenere le imprese e aiutare i risparmiatori», afferma il promotore del convegno, Alessandro Collesano. «Il conto corrente si apre on line in pochi minuti, i prestiti che si ottengono in 48 ore senza presentare troppi documenti. È una finanza più semplice, più veloce e più accessibile», osserva il fondatore di Credimi e rappresentante dell’associazione ItaliaFintech, Ignazio Rocco di Torrepadula (in foto). «Il fintech è un’opportunità impressionante per tutto il sistema Italia e in particolare per le piccolissime imprese», aggiunge il banchiere Roberto Nicastro, angel investor del settore. «La foresta di pietra che per anni ha rappresentato il rapporto tra banche e piccole imprese non esiste più», conclude il presidente della Camera di commercio di Roma, Lorenzo Tagliavanti, «ora abbiamo bisogno che il rapporto tra piccoli imprenditori e sistema bancario rinasca su nuove basi».

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