Per Unicredit alleanza fintech con FinDynamic

Banche e fintech stringono la collaborazione. Se molte banche internazionali hanno intensificato i rapporti con i player digitali per accelerare il percorso di digitalizzazione, anche le italiane hanno iniziato a muoversi in questa direzione. Nei giorni scorsi ad esempio UniCredit ha acquistato in aumento di capitale il 10% della startup fintech italiana FinDynamic, specializzata nel cosiddetto dynamic discounting. L’operazione suggella un accordo di partnership di più ampio respiro tra la banca e la startup, con UniCredit che inserirà la piattaforma di FinDynamic tra i servizi in offerta alla clientela corporate in tema di gestione dei flussi i cassa e di ottimizzazione del capitale circolante.

Fondata nel 2016 da Enrico Viganò, con un passato da consulente in Bain&Co e nella divisione di direct investment di General Electric, FinDynamic ha sviluppato una piattaforma in grado di mettere automaticamente in contatto aziende clienti e aziende fornitrici in modo tale che le prime, se disposte a saldare in anticipo una fattura rispetto alla scadenza prevista, possono godere di uno sconto. Il tutto in maniera trasparente ed efficiente. La piattaforma è operativa dallo scorso settembre e vanta già clienti del calibro di Unicomm (gruppo Selex, il più grande centro d’acquisto italiano per la grande distribuzione), Unieuro, Sapio, Liu-Jo.

Questo è solo l’esempio più recente di una tendenza generale che sta interessando il sistema bancario. Sono oltre 400 le interazioni con i nuovi player della finanza realizzate da parte delle 30 maggiori banche europee a partire dal 2012. L’Europa sta registrando inoltre uno spostamento dei ricavi del 7% verso i nuovi player, che già nel 2017 avevano conquistato una quota del 6,6% sul totale. Lo rivela l’Osservatorio Open Innovation di Accenture secondo cui l’innovazione dell’industria finanziaria si sta spostando dalla fase di sperimentazione a quella di adozione di nuove soluzioni.

Solo per restare in Italia, nei mesi scorsi Unicredit ha siglato una partnership strategica con Meniga, gruppo attivo nelle soluzioni di digital banking di cui ha acquisito una partecipazione di minoranza con un investimento di 3,1 milioni. Intesa Sanpaolo invece è entrata nel capitale di Oval Money, startup italo-inglese attiva nel mondo del risparmio, nell’ambito di un round di finanziamento Serie A.

Oggi insomma non c’è praticamente nessun grande istituto di credito che non abbia rapporti con il fintech. A favore di una strategia di alleanza giocano del resto molti fattori: dall’opportunità di accorciare i tempi di risposta all’accesso a talenti e tecnologie di nuova generazione, tutti elementi che consentono agli incumbents di conservare o accrescere la propria posizione di mercato in una fase particolarmente disruptive come quella attuale.

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