PSD2, banche in forte ritardo. Ipotesi proroga

Le lancette corrono veloci sugli orologi dei banchieri e l’entrata in vigore della direttiva PSD2 sui pagamenti si avvicina. La scadenza di settembre cambierà in maniera profonda l’ecosistema finanziario continentale, mettendo di fatto gli istituti di credito in concorrenza con i nuovi attori digitali. Eppure, a poche settimane dalla deadline, molte banche sono ancora impreparate.

Ad accendere un faro sul tema è la piattaforma fintech svedese Tink che in un recente report si è concentrata sul livello di implementazione della normativa da parte dei singoli gruppi. In particolare il documento spiega che molti istituti non hanno ancora realizzato le Application programming interfaces (Api), cioè le applicazioni che permetteranno alle terze parti di accedere ai dati di pagamento della clientela. La scadenza fissata per questo passaggio cruciale della PSD2 era lo scorso 14 giugno: entro quella data in Europa nemmeno un progetto poteva dirsi completato sulla base agli standard regolatori. Tink ha infatti analizzato nel dettaglio il livello di avanzamento di 2.500 banche in 12 mercati: di questo campione solo il 69% ha aveva già avviato la costruzione di una Api, ma nessuno aveva ancora completato il lavoro.

Se insomma la maggior parte degli intermediari è all’opera, molti vedrebbero di buon occhio una proroga rispetto alla scadenza di settembre rispetto alla quale potrebbero trovarsi impreparati dal punto di vista tecnico. «A meno di tre mesi dalla piena applicazione della PSD2, si tratta certamente di una notizia preoccupante», commenta Tink, a margine della ricerca.

Del resto le Api non sono l’unico aspetto della nuova normativa per cui si sta cercando una proroga in queste settimane. Nei giorni scorsi la European Banking Authority (Eba) si è infatti detta favorevole a concedere ad alcune aziende su base eccezionale una proroga della scadenza per l’implementazione delle nuove regole sulla Strong Consumer Authentication (SCA). Da settembre infatti il nuovo scenario normativo imporrà una profonda trasformazione al settore, con effetti molto rilevanti sul fronte economico. La Sca infatti cambierà radicalmente il modo in cui le persone comprano e vendono online.

Gli oltre 300 milioni di consumatori europei dovranno confermare la propria identità per buona parte dei loro acquisti online, facendo riferimento a qualcosa che conoscono (per esempio una password), possiedono (es. un telefono) oppure qualcosa che presentano fisicamente (come un’impronta digitale). Chiamata in causa dal sistema bancario, l’Eba in un recente parere puntualizza che gli istituti hanno avuto molto tempo a disposizione per prepararsi alla Sca, visto che la nuova normativa era nota fin dal 2015 e c’è stato un periodo addizionale di implementazione di 18 mesi. In ogni caso il parere riconosce che ci sono in gioco sfide molto particolari per attori come gli operatori di e-commerce che non sono payment service provider e perciò non risultano direttamente soggetti alla PSD2.

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